Finalmente ti ho visto dietro i miei occhi chiusi
Stamani sono andato a lavorare, come tutti gli altri giorni, ma non ho
pensato a te. Testa fra le nuvole, memoria balorda, non ho zucca per
ricorrenze, compleanni; anche il passato, il mio, me lo lascio
raccontare dagli altri, e per quanto mi sforzi di ricordare a volte
sfugge. Ma io non lo tengo, non lo voglio tenere, perchè è acqua tra le
dita.
Oggi, nella calura della Val d?Adige, gridavano i falchi pecchiaioli, le
poiane, i gheppi... chiamavano forte lì in alto, ma non ti pensavo,
ascoltavo e guardavo lassù per vederli sfrecciare e girare e sentire la
libertà fare eco tra le rocce.
Poi a sera tornato a casa ero solo, stanco, ho cucinato e atteso i
bambini... e non pensavo a te. Ma poi la notte, il sonno non mi ha
voluto toccare, ero inquieto, anche triste. Finalmente ti ho visto
dietro i miei occhi chiusi, ma non volevo bagnarli e mi sono alzato.
Ho acceso il computer, scritto il tuo nome, ed ho saputo che oggi è il
19 luglio. Memoria bastarda, era il luglio del 1988 che siamo partiti
per Cuba, che i nostri sorrisi si sono incrociati e gli occhi con loro,
per non lasciarsi poi mai nei vent'anni a seguire. Quante cose potrei
raccontare di te in questi venti anni di incontri, ma non è vero, non ne
sono capace, il colapasta avvitato sul collo non me lo permette e tutto
ciò che mi resta, di te, è una pienezza nel petto, una risata sguaiata e
un sorriso da matto, ed ore ed ore di parole scambiate, di lotte e di
gare. Partite a pallone, partite a palletta, partite a muretta a scopa e
a calcetto. Quanto gioco Ivàn, quanto gioco...
Ne avevo bisogno, della tua pesante leggerezza, della tua matta
dedizione, della tua bella testa lucida di pensieri; ma sono troppe le
cose che sei stato per elencarle, ed ora che non sei qui, in carne e
risate, a volte entri di sorpresa in me, e sei un buco nel cuore, un
buco grande come te, e risento intatto il tuo peso negli incontri di
lotta che mi piomba addosso, e che ora mi piega la bocca.
Fa male pensarti, fa male ricordarti, ma è un dolore che ha sapore di
vita buona, di vita pulita, è un tesoro che ci hai lasciato e che non
potrò mai perdere.
Cazzo Ivàn, se fossi cattolico o giù di lì, ti chiederei di abbracciare
tutti laggiù a Roma, Francesca, Dino, gli amici, Olga, e Roma stessa, ma
sai com'è...mi sà che lo dovrò fare da solo, prima o poi
Il tuo fratello vigliacco
Thomas
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