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Il primo ricordo che ho di te Ivan...

di admin (22/07/2008 - 17:36)


Il primo ricordo che ho di te Ivan risale alla metà degli anni '70
quando per la prima volta ridemmo insieme.  Si! Ridere è la prima
parola che mi viene in mente quando ti penso. Ridevamo sempre quando a
casa tua, in quella tua stanzetta, cercavi il secondo palo eseguendo
l'ennesima acrobatica rovesciata e pretendendo di non far rumore. La
palla di spugna, che secondo le tue intenzioni (spesso dichiarate
mentre la palla era ancora in cielo e ti stava per raggiungere) quella
palla che si sarebbe dovuta infilare sotto la traversa della nostra
porta immaginaria, andava regolarmente a distruggere qualche oggetto
nell'esatto istante in cui il tuo corpo, ricadendo, faceva tremare il
solaio del quarto piano. Ed era allora che cominciavamo a ridere come
pazzi. Ridevamo e ci capivamo al volo: non stavamo ridendo perché
avevi per l'ennesima volta distrutto qualche tazza sulla tua scrivania
e che quindi tua madre sarebbe venuta a rimproverarti, ridevamo perché
sapevamo entrambi che avevi di nuovo tentato il colpo di classe
impossibile da eseguire ed avevi quindi, come dicevi tu, "svaccato".
Ti piaceva fare le cose con classe. Ma ci ridevi anche su. Mi piacesti
subito. Capii che saremmo stati amici, praticamente fratelli, per
sempre. Il sempre è diventato… fino all'età di 37 anni, troppo pochi.
Ma che anni!

Aiutati dalla grande amicizia dei nostri genitori cominciammo a
volerci frequentare sempre più spesso a voler crescere insieme. Non
facevamo la stessa scuola, non avevamo amici in comune, ci formammo la
mente in ambienti differenti, comincia ad ascoltarti con sempre
maggiore rispetto. Mi affascinavi, mi hai sempre affascinato.
Sghignazzavi quando io ed il mio caro gemello Francesco ci picchiavamo
ridevi a crepapelle ma poi facevi emergere la tua sensibilità e venivi
a separarci. La pace ti piaceva già allora. Poi siamo diventati
adolescenti e all'allegria si sono aggiunti altri sentimenti, molti
dei quali me li hai fatti scoprire te: il fomento per le canzoni dei
Qeen e più in generale la passione per la musica (ma quanto ci rompevi
le palle con quella batteria che suonavi a tutte le ore), per il
cinema e la lettura (i primi libri fantasy), la passione per le
ragazze e per la politica (all'inizio solo perché in quell'ambiente si
rimorchiava di più poi invece perché credevi nella possibilità di un
mondo più giusto), la prima canna di The a Ponza! Che risate. La
voglia di trasgredire alle regole ti piaceva. Spesso sparivi con gli
altri amici, quelli che allora non avevo mai visto e che invece oggi
conosco tutti e me li ritrovo tutti qui a piangere la tua assenza,
sparivi con loro e non ci vedevamo per qualche mese; poi tornavi pieno
di novità da raccontarmi con quelle tue parole sempre ricercate, un
poco grottesche ma soprattutto esilaranti. Cominciasti a viaggiare
molto da subito, eri sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, eri
stupendamente curioso. A scuola studiavi soltanto gli argomenti che ti
interessavano di più, gli altri no; non meritavano la tua attenzione.
Quante volte ho passato indenne un'interrogazione di storia solo
perché la sera prima, davanti ad una birra, mi avevi tenuto una
lezione al volo. Raccontata da te mi rimaneva impressa nella mente,
altro che libri di testo! Ti esprimevi in maniera intelligente. Mi
stimolavi. Quanto ero felice quando capivo che ti stavo facendo
divertire oppure quando mi prendevi come prima scelta per fare una
partita a calcio.

Poi siamo diventati adulti e i miei ricordi con te diventano più
nitidi: la tua passione per i cani e per gli animali più in generale,
per il mare blu e per i pesci, per il giornalismo e per la storia
mediorientale, per l'ambiente e per le camere di famosi alberghi a
cinque stelle. Il tuo tifo sfegatato e scherzosamente fazioso e
rissoso per la Roma. Il tuo coraggio nel cercare di capire da vicino
la parte di mondo che è perennemente in guerra o dove è normale andare
in un pub e poggiare un kalasnicow sul bancone (quante volte però ti
ho sentito ripetere questa frase per fare colpo su una bella ragazza,
mascalzone!).
La tua recente controversa esperienza vegetariana (mangiavi carne
soltanto se eri sicuro che l'animale aveva vissuto una vita serena
pascolando libero fino al giorno del macello), il tuo contrastato,
all'inizio, e poi convinto amore per Laura ("finalmente", mi dicevi,
"ho trovato la donna che fa per me: sveglia, bionda e con la pelle
liscia e chiara").
Ivan sei stato bravo in tantissime cose: coordinato, ottimo scrittore,
egregio giocatore di calcio, affascinatore di belle donne. Sei sempre
stato bravissimo a fare incazzare la gente e poi a recuperare la
situazione, sempre il più veloce a capire un nuovo videogames, ottimo
sciatore e nuotatore. Ma una cosa non la sapevi fare: riuscire a
controllarti negli eccessi; O forse mi sbaglio: non hai mai voluto
sentirti malato hai sempre voluto godere della vita appieno, senza
limiti, senza paura della morte.
Questo però mi fa rabbia perché ho iniziato a ridere con te in quella
tua stanzetta 30 anni fa e avrei voluto farlo ancora per tanti anni.
Mi fa rabbia sapere che non mi vedrai padre e che Cristina non potrà
conoscerti meglio di quanto non abbia fatto in questi ultimi due anni.

Ma sarò ottimista, come piaceva a te: mi farò bastare tutte le nostre
allegre giornate passate insieme, mi farò bastare tutte le cose belle
che mi hai lasciato in questa mia mente oggi così confusa. Le
racconterò a mia figlia, sarai il suo eroe tenero.
Dalla tua morte ho imparato che bisogna sfruttare sul serio ogni
istante della nostra vita, cercare, in questi anni che ci spingono
verso l'implosione in noi stessi, di aprirsi veramente agli altri,
come facevi tu, con classe e simpatia
Ti amerò per sempre.

Valentino

 

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