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Categoria ivan
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Ivan

di admin (20/07/2010 - 09:45)

Potete scrivere a corvisieri@gmail.com inviando i vostri ricordi e le vostre foto di Ivan,
scomparso improvvisamente, a soli 37 anni, il 19 Luglio 2008

Ivan Bonfanti da Liberazione del 20/07/2008
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    da Liberazione del 22/07/2008
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    da Liberazione del 23/07/2008
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    da Liberazione del 24/07/2008
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    L'amata, gli amici, i parenti

    di admin (03/08/2008 - 15:02)


    Ciao amore, sono tornata in via dei Marrucini e non so spiegarmi la tua assenza. Dormo male, la mattina piango.
    Tutto è stravolto, le abitudini che avevamo preso insieme, quei piccoli riti soltanto nostri, il ritmo delle giornate, le telefonate che mi facevi per dirmi anche solo "ciao", il caffé che ti preparavo la mattina, il bacio che ti davo per svegliarti, la doccia sul terrazzo col bagnoschiuma, la domenica scendevi e comperavi i giornali, io sul divano la sera, stanca, mentre preparavi la zuppa, il tuo abbraccio amoroso nel tentativo di lenire il mio mal di stomaco, le puntate di Lost, il viaggio che dovevamo fare a febbraio, al mare, le cene con gli amici e le chiacchierate infinite, quando tornavi dal lavoro buttavi il cappotto sulla sedia e cominciavi a borbottare per ore e io ti ascoltavo finché la tensione si scioglieva e rimanevamo abbracciati davanti ad un film (l'ultimo, ti ricordi?, ti era piaciuto tanto ed era una terribile premonizione, The Others), poi volevo andare a dormire e mi pregavi di restare sveglia un altro pochino, a parlare ancora. L'ultima sera insieme eri di buonumore, cena con Fabrizio e Alessia, fino a tardi abbiamo cercato su internet una casa in campagna, facevi l'imbonitore e presentavi casali fatiscenti accanto alla tangenziale facendoli passare per ottime occasioni da non perdere. Ridevo.  
    Eravamo felici, ti ricordi? Ora ti immagino ovunque, accanto a me mentre scrivo questa piccola lettera, la sensazione di non riuscire a esprimere nemmeno un millesimo di quanto vorrei dirti, di quanto mi manchi. Rimangono gli oggetti, per te preziosi come tracce, le cose che comperammo insieme e che mi parlano di te, continuamente. La mucca di metallo con le chiavi, la caraffa di vetro blu (si è rotta e avevi ragione: avevamo fatto un pessimo affare), la bici che ti regalò tuo padre, la giacca per il matrimonio di tua cugina, le scarpe nuove, il cuscino colorato. Volevamo abbellire questa casetta, volevamo vivere.
    Amore, continuo a non capire cosa sia successo.
    laura

    _________________________
    Ciao amore,
    l'altro giorno mi trovavo nell'aereo e leggevo un articolo sulla cattura di Karadzic. Avrei voluto leggertelo e commentarlo con te. Poi ho pianto perché questo non lo posso fare, così come non hai potuto assaggiare la deliziosa frittata di zia Imelda a Mompeo, e così come non potrò mai più intrecciare il mio piede alla tua gamba mentre dormo. Eppure dentro di me continuo a parlarti. Come se fossi sordo, cieco e muto mi invento un linguaggio speciale per decifrarti le cose che non puoi sentire né vedere. Le piantine stanno bene, fa molto caldo e il sole le brucia un poco, eppure sono le sole creature sane della casa. La casetta. E' venuta un sacco di gente questi giorni, sul lettone hanno dormito mio fratello e poi Mantovani con Morena. Ho visto Palermo per la prima volta, ho mangiato un sacco di cose buone.
    Sono tornata a Liberazione dopo quel giorno e Edoardo ti ha riportato il motorino che ora userà tuo padre.
    Ivan caro, parlando con gli amici di una vita scopro molte cose di te che non conoscevo. Ieri sera mentre cenavamo a Mompeo col cuore gonfio ho visto una stella cadente. Sembra una romanticheria di quelle che odio, e invece era proprio uguale a quella che vidi quella sera che in
    macchina mi portasti in campagna per la prima volta e guidando cantavamo De André. Non sono mai stata una sentimentale, ma da quel sabato sono tutta sentimento e niente ragione.
    Amore, sto provando a vivere senza di te. A volte ci riesco male, a volte proprio non mi viene.
    Domani ti andremo a prendere e ti metteremo accanto a Bacco. Non so dove sei, ma se solo tu potessi sapere che vicino ti cresceranno due piante di acero, questo ti darebbe un pochino di sollievo.
    Ti prometto che sarò forte, mi hai insegnato a non fare piagnistei e io seguirò il tuo consiglio.
    Ti scriverò ancora, ti farò sapere quello che succede qui.

    Laura


    _________________

    LA STRADA

    Che nottata! I sogni o non vengono affatto
    oppure si tratta di un sogno che forse
    annuncia una perdita. La scorsa notte mi hanno abbandonato
    senza una parola in una strada di campagna.
    In una casa laggiù sulle colline c'era una luce
    non più grande di una stella.
    Ma avevo paura di andarci e ho continuato a camminare.
     
    Poi mi sono risvegliata al rumore della pioggia sui vetri.
    Vicino alla finestra un vaso di fiori.
    L'odore del caffé e tu che ti tocchi i capelli
    con il gesto di chi non c'è più da anni.
    Ma c'è un pezzo di pane sotto il tavolo
    accanto ai tuoi piedi. E una fila di formiche
    va avanti e indietro da una fessura sul pavimento.
    Non sorridi più.
     
    Fammi un favore stamattina. Chiudi le tende e torna a letto.
    Lascia perdere il caffé. Faremo finta
    di essere in un paese straniero, innamorati.

    (Poesia di Raymond Carver)



    Ivan amatissimo  mi sei dentro con dolore e determinatezza.
    Ti vedo muoverti.. gesticolare.. andare incontro alla vita
    con la tua vitale  irruenza, continuamente sei presente, nei mille modi del tuo essere e del tuo poter essere, del mio sentirti, pensarti, immaginarti.

    Sei presente, ma tu non sei più con noi.
    Presenza assoluta ora
    e ancor di più mancanza assoluta.
    Il dolore di tua madre e di tuo padre
    sono costanti e infiniti.

    E’ difficile tra te e me ora.
    Sei morto. Così si dice.
    Così succede alla vita.
    Non c’e’ facile consolazione
    solo la tua assurda mancanza
    il dolore di noi tutti

    Ivan amatissimo
    eravamo tra noi orgogliosi
    del nostro amore  e simpatia
    del nostro filo sotterraneo
    nonostante la distanza
    il nostro movimento di vita
    ci faceva incontrare.

    Ci incontravamo
    Un amore da sempre
    poco il tempo
    poche le parole
    un amore da sempre.

    Portarti dentro
    fare spazio in me
    alla  tua presenza assenza
    lasciarmi trasformare
    da qualcosa di te
    metterti dentro
    questo mi resta

    Questo mi resta
    trattenerti  essere viva
    per me e per te
    Questo mi resta


    Zia Imelda

    _________________________

    Ivan, questa non me la dovevi fare.
    Sono a Beirut e solo pochi giorni fa ti pensavo e volevamo dirti che aspettiamo un bambino. E invece mi arriva un sms del cazzo alle 4 di un pomeriggio e mi dice che te ne sei andato, all'improvviso.
    Non si fa così per dio. Siamo molto tristi, tutti. Ci hai fatto piangere.
    Avrei voluto riabbracciarti e sentire ancora la tua voce.
    Lo faccio ora mio caro amico. Ti riabbraccio forte forte.
    Ciao
    Il tuo amico laziale

    Antonello

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    Non conoscevo bene Ivan

    di admin (02/08/2008 - 10:38)

    Non conoscevo bene Ivan.

    Non eravamo amici, né colleghi o compagni. Eravamo cugini.  Ho letto tanto su di lui in questi giorni, sui suoi progetti e sulle sue straordinarie esperienze di vita. Ho ascoltato testimonianze
    commoventi di chi gli era vicino quotidianamente e mi sono ritrovata a pensare che è triste e crudele capire troppo tardi chi era Ivan. Un rimpianto irragionevole - ma in questi momenti inevitabile - che rimbalza di bocca in bocca fra noi tutti cugini e zii.

    Eravamo cugini, Ivan ed io. E Sara, Christian, Veronica. E poi Lizzi, Anna e Giovanni. Cugini speciali, perché la nostra è una famiglia speciale. E Ivan lo sapeva. Lo sapevamo tutti. Ci siamo sempre voluti così bene e ci divertivamo ancora tanto, tutti insieme, nei nostri rituali ritrovi. Siamo cresciuti così, noi cugini. Fino al nostro ultimo incontro, due mesi fa, C'eravamo proprio tutti, ancora tutti.
    Ci sentivamo anche tanto fortunati. Ce lo siamo ripetuto, durante quei due giorni sereni e spensierati.

    Caro cugino, da due settimane cerco di parlarti e non ci riesco. Non ci riesco ancora. Non so cosa dire, non saprei nemmeno come dirla.
    Posso solo dirti che no, non ci sentiamo più una famiglia fortunata, ma di certo ci sentiamo ancora una famiglia speciale. E continueremo a ritrovarci ancora, con lo stesso immutato affetto che da 37 anni ci vede discendere a Natale nella casa del nonno a Noventa, o per Pasqua lungo i colli Sabini verso Mompeo. Non sarà facile senza di te, Ivan, non sarà per niente facile…

    Ma sta' tranquillo, cugino, non molliamo la presa... anzi, ci stringeremo ancora più forte. Te lo prometto.

    Silvia

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    In Memory of Ivan

    di admin (31/07/2008 - 00:22)

    Hello,

    I am representing the Online-Community Guild of SUN, Ivan was a well respected and beloved member of. Twenty of us actually had been together in Vienna at a wedding of a friend and had to experience this tragedy first hand. For all of us, this was the most horrible day we ever experienced in our life.

    I want to Quote a members post about Ivan's death:

    "I'm honored to have known Ivan - he had a unique way of passing on his joy of life to those around him. I don't pretend that I knew him well, but the times I met him, I always enjoyed his warmth, hospitality and friendliness greatly - something we could all learn from. Surely he deserved to live much, much longer. What a sad time."

    We made a small video in memory of Ivan how we have known him. I am glad you already have posted it here on this site for everyone to watch this amazing person, a kind of person you only have a chance to meet once or twice in your life. It is hard to understand why always the best people have to leave so early.

    We want to express our sincerest condolences to Ivans death.

    "Ivan ti porteremo sempre nei nostri cuori"
    http://www.guildofsun.com/Webnodes/en/Web/SUN/News/In+Loving+memory



    Respectfully,

    Peter Hinterlechner
    www.guildofsun.com

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    Ciao Ivan..

    di admin (29/07/2008 - 12:04)

    Ciao Ivan,
    è da qualche giorno che ho voglia di scriverti, di mettere su carta questi pensieri. Chissà, forse perché sono convinto che in questo modo, con queste parole ti si possa parlare ancora, schiettamente come sempre.
    D'altronde è a te - e solo a te, a pensarci ora - che ho raccontato le mie novità, le mie ultime vicissitudini, e l'ho fatto come se di fronte a me avessi un fratello maggiore a cui confidare tutto: ne abbiamo parlato meno di un mese fa sul terrazzo, ricordi? E come sempre tu, serio, dolce, severo, sensibile come sapevi essere tu, ma sempre certo di cosa stavi per dire, con un
    sorriso più grande del solito hai benedetto i miei pensieri, con un sorriso che equivaleva a una pacca sulla spalla. Non me ne hai date di pacche, ma quella volta te l'assicuro, l'ho sentita lo stesso.
    È da qualche giorno che ho voglia di scriverti.
    Convinto come forse può esserlo un bambino quando confonde sogno e realtà. Già, la realtà. Quella stessa realtà che ci avverte che non ci sei. Certo, non ci sei fisicamente, soltanto fisicamente, perché tu sei qui, al di là della retorica e delle banali parole.
    Tu sei qui, come un bambino che ha sempre voglia di giocare, di buttarsi nella mischia, di mettersi in discussione, di sorridere e scherzare, proprio come un gigante buono, proprio come nelle favole migliori, anche se il lieto fine stavolta non c'è stato davvero.
    Caro Ivan, proprio come un bambino anche io adesso, vorrei che queste parole che mi scivolano tra le mani fossero intrise di magia, per poterti trattenere ancora qui, per vederti anche solo bisbigliare con Laura d'un amore che merivata ben altro.
    Vorrei trattenerti qui, ancorato a questa vita che per quanto dura, sciocca, brutta, assurda da fare schifo, è sempre la vita.
    Anche oggi mentre eravamo tutti assieme da te, ho pensato a quanto sarebbe stato bello se nel mezzo di quel silenzio che metteva brividi addosso, la tua voce fosse riecheggiata con quel tuo modo spontaneo e vero di salutare, di introdurti in una stanza o di iniziare una chiacchierata fuori dai soliti schemi, partendo da un nonnulla.
    Ecco, ho sperato che in quel bosco di silenzio che ci avvolgeva fuori al tempietto (dannato tempietto!), giungesse il tuo «A regà!!», gridato con da dietro un albero, per annunciarci con un sorriso pieno, che era tutto uno scherzo.
    Come un bambino mi sono aggrappato a questo desiderio, come fanno i bambini ostinato che piangono fino all'estremo pur di ottenere dai genitori il giocattolo tanto agognato. Ecco, proprio alla stessa maniera, ma stavolta - ahimè - le lacrime non son servite.
    Per un attimo ho immaginato che dapprima un cane, poi un gatto, poi poco a poco altri animali si avvicinavano al tempietto, per salutarti, in silenzio, in quello stesso silenzio dove le lacrime non hanno trovato voce. E forse c'erano davvero, tutti in fila, tutti gli animali del mondo, anche se nessuno di noi è riuscito a vederli.
    Se ci penso adesso... Se ci penso adesso, se ti penso mi dico che tu Ivan, tu sei stato vincitore e vinto.
    Sei stato vincitore in tutto ciò che hai voluto fare, in tutte le cose che ti hanno visto coinvolto, in tutte le circostanze che hai affrontato senza mai tirarti indietro, sempre con lo sguardo gettato
    sempre più in là delle cose, quelle cose che agli occhi degli altri potevano confondersi nella nebbia travestita.
    E sei stato vinto.
    Sì, sei stato vinto. Vinto come lo è chi nelle cose che fa ci mette il cuore e lascia che il cuore sia sempre vicino ai più deboli, a quelli indifesi, quelli che se potessero parlare... Ecco, tu sei stato vinto in partenza, proprio perché hai lasciato che prendessero la tua voce tutti coloro che altrimenti noi non avremmo potuto ascoltare, e non a caso qui, in redazione, sei stato proprio tu a volerla così tanto, questa pagina dedicata agli animali.
    Ecco, ecco perché sei stato vinto, oltre che vincitore: perché a sconfiggerti è stato quell'amore che dovrebbe prevalere in ciascuno di noi, quella sensibilità, quell'altruismo che ti ha fatto re e che è così lontano da queste pareti di mondo.
    Sei motivo per gridare vendetta al cielo, con tutte le parole possibili!
    E nonostante siano state poche le occasioni per conoscerci meglio, al di là delle battute strappate al volo per le scale e dei sorrisi scambiati dopo una pagina chiusa con fatica la sera tardi, adesso i pochi ricordi riaffiorano nella mente e come coltelli mi trafiggono gli occhi facendomi lacrimare a sangue per il dolore che provo.
    Ciao Ivan

    Ramon

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    Ivan

    di admin (29/07/2008 - 11:53)


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    Mio dolce Ivan..

    di admin (28/07/2008 - 00:47)

    Mio dolce Ivan,

    sconcerto, rabbia e disperazione mi rendono ancora adesso impossibile dire qualcosa di sensato, trovare un insieme di parole che possano esprimere in qualche modo quello che sei per me…  Non sono preparata a questo.

    Eppure voglio provare, perché tu (ancora prima che lo facesse la vita) mi hai insegnato che a volte c'è un solo momento buono per dire qualcosa, e che se si perde quell'attimo si è persa per sempre un'occasione.
    Allora, provo a non perderla. Provo ad unire la mia voce a quella di altri/e.

    Mi assalgono in un modo innaturale centinaia di immagini, di circostanze, di frasi, di parole che abbiamo condiviso insieme, e in mezzo a tutta questa ricchezza e varietà di ricordi, mi perdo con una facilità che è disarmante.

    Mi accorgo che esiste, alla base della mia storia, un terreno solido, resistente, formato da poche persone, poche presenze decisive, che hanno reso stabile il mio camminare.
    Tu sei una di queste.
    Per questo adesso mi è impossibile descrivere in poche righe il contributo che hai dato alla mia vita.

    Impossibile descrivere l'entusiasmo che mi hai insegnato a provare di fronte ad ogni cosa del mondo: è tutto racchiuso in una risata, in una battuta, o magari in una imprecazione detta in veneto.

    Niente ti lasciava mai indifferente. La realtà vista attraverso il tuo sguardo diventava subito un groviglio complesso che a te piaceva provare a districare. Lo facevi con pazienza e testardaggine, mosso a volte da curiosità a volte da rabbia, ma dedicando sempre tanta
    attenzione a chi ti circondava.
    Sei sempre stato paziente e generoso, ipersensibile ad ogni forma di vita.

    Mi ricordo, per esempio, di te con Bacco, di quando andavamo ad addestrarlo la domenica mattina. Eri buffo immerso nel ruolo di colui che elargisce ricompense e castighi, non sembravi tanto a tuo agio eppure lo facevi, impegnandoti come sempre al meglio possibile.
    Io ti ho chiesto perché ci tenessi tanto ad addestrare Bacco e tu hai risposto che cercavi di dare un senso almeno alla vita del tuo amato cane.
    "Una vita senza senso è una tortura", dicevi.

    Così, mentre addestravi Bacco, hai insegnato a me, adolescente maldestra e piena di paure, ad aver fame di un significato nella vita.
    Non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.

    Adesso che sono qui, immersa in una situazione che mi sembra davvero irreale e per la quale non trovo soluzioni, mi accorgo, semplicemente, che tu fai parte delle mie radici, delle fondamenta della mia storia.

    Mi impressiona constatare quanti dettagli di te porto dentro, e in che modo meraviglioso questi mi abbiano aiutata a crescere, ad andare avanti, anno dopo anno, anche quando ci vedevamo molto meno.

    Solo questo riesco a dirti, adesso, delle mille cose possibili. Non riesco ad elencare le tue qualità, e nemmeno i tuoi difetti. Non riesco a descrivere i tanti ricordi. Non riesco a mettere ordine alle emozioni, a collocarti da qualche parte, a trovarti un posto.
    A te non piaceva avere "un posto". Tu avevi bisogno di spazio….

    Allora voglio chiudere questo scritto (che sta diventando inevitabilmente fin troppo patetico per noi!) aiutandomi con alcune tue parole.
    Sono prese da una lettera dell'inverno del 1992. Eri in viaggio, tanto per cambiare…
    Le voglio condividere perché ti descrivono meglio di come potrei fare io in questo momento, e perché parlano della tua vita:

    "… c'è qualcosa in questo grigio inverno che viviamo che mi riempie il cuore,
    una speranza che accompagna il mio spirito lungo il cammino,
    una forza nuova che mi ribolle nel sangue come il cuore di un vulcano.
    E questo qualcosa sono io, io che sto cercando di vivere la vita senza sfuggirla, all'inseguimento di sogni che potrebbero non soddisfarmi mai…"


    A distanza di anni possiamo dire che hai ottenuto e suscitato molte di queste soddisfazioni…
    Mi è bastato vedere quante amiche e quanti amici hai radunato in questi giorni dai quattro angoli del pianeta, e mi è bastato sentire o leggere le loro parole, per trovare dentro di me la conferma di quale tesoro sei stato per chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerti.

    Ti vedo adesso camminare nel verde, le scarpe piene di fango, con Bacco al tuo fianco. Ridi, tiri un bastone perché sai che a Bacco piace giocare con te più di ogni altra cosa. E Bacco ti riporta sempre il bastone, perché l'amore è generoso…

    Olga

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    Solo un tassello…

    di admin (27/07/2008 - 13:34)

    Mi sento piccolo, come questo tassello che va ad incastrarsi nel mosaico di rimpianti, ricordi,  poesia che si sta costruendo in questi terribili giorni.

    Ivan, quante lacrime quando passo sotto casa tua. Alzo lo sguardo e ti immagino ancora là sull'infinito terrazzo con Laura o un gruppo di amici, o solo a meditare e sdrammatizzare sugli eventi della vita, pensare al tuo prossimo viaggio,  innaffiare le piante...

    Era il '95 o il '96 quando ci siamo ritrovati in un agriturist a Monte Rufeno durante un soggiorno estivo per disabili. Eri più o meno come ti avevo immaginato dai discorsi che su di te ogni tanto
    Francesca faceva in ufficio tra un colloquio ed una pausa-caffè… ma anche molto, molto diverso da come ti avevo immaginato. In te la semplicità e la complessità, la molteplicità e l'unicità convivevano in un mix di straordinaria ricchezza.

     Ho sempre pensato (guai a dirtelo direttamente) "Se non ci fossero le persone come te, che grigiore l'umanità...". Delicato, raffinato, ma anche solido e spregiudicato all'occorrenza, tenebroso e trasparente, sognatore e concreto. Profondo. Inutile aggiungere altri aggettivi,
    non voglio ripetere cose vere, bellissime, che sono state dette e scritte su di te in questi terribili giorni.

    Quel soggiorno per te era una esperienza da aggiungere a mille altre, dettate dal tuo grande desiderio e bisogno di conoscenza.
    Diventava anche una occasione di confronto con la diversità, ma anche le affinità, che nel rapporto con i ragazzi disabili, spesso inaspettatamente, emergono più spontanee ed intense di quanto non avvenga  "tra normali". E quanto ti colpivano i gesti di Giorgio, il ragazzo autistico, apparentemente indecifrabili anche per uno del mestiere! E quanto eri curioso e desideroso di dare un senso alle frasi inconsuete di Anna che farneticava tra fantasie psicotiche e
    adolescenziali! Generoso come pochi, sensibile, intelligente, amabile, simpatico, autentico. Ecco, l'autenticità è forse la prima cosa che mi ha fortemente colpito di te. Conoscerti è stato un regalo…

    …E quanto mi piaceva leggere i tuoi articoli, così interessanti, lontani da quel giornalismo banale e di maniera che hai sempre rifiutato. Ricordi la penna che simbolicamente ti regalai come portafortuna a fine soggiorno? La dedica forse un po'  retorica, a te la retorica non piaceva affatto, l'augurio pieno di sincerità…

       …E quanto fascino dai tuoi sguardi, i gesti, le battute, le parole sottovoce, addirittura i silenzi. Seducente, affascinante  persino con gli uomini, figuriamoci con le donne... E quanto ti arrabbiavi per le ingiustizie! Già, quanti splendidi articoli nati dal tuo inchiostro ho
    potuto gustare in questi anni. Pieni di umanità, saggezza, impegno sociale… Sguardo penetrante che riusciva, in questi anni così difficili, a fermarsi e capire ciò che molti non riescono, o non vogliono, capire (quanti giovani avranno da imparare dal tuo modo di
    scrivere sensibile, intenso e appassionato)...

    ...Tutte doti che ti appartenevano e ti appartengono ancora, perché nessuna morte le può levare. Tutte doti che ho sempre ritrovato in Francesca e Dino...

       …Cari, cari Francesca e Dino,  inutile sprecare parole. Dico solo che quell'abbraccio fisico e simbolico di noi tutti e di quelli che a distanza si sono uniti in quel  momento così doloroso e intenso di lacrime, si trasformi in "qualcosa", in un pezzo di vita (non mi viene altra espressione) che vi sostenga e sostenga anche noi. Almeno un po', per quanto possibile.

     Ciao Laura che non conosco, ti abbraccio forte forte.

    Ivan, quando passo sotto casa tua alzo lo sguardo e ti immagino...

    Alfredo Varone

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    Mail da Liberazione del 27/07

    di admin (26/07/2008 - 21:16)

    Ivan, il cordoglio della Lav
    La Lav Lega Anti Vivisezione esprime cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Ivan Bonfanti.
    Lav Lega Anti Vivisezione Roma

    Il suo amore, il suo impegno per gli animali
    Cara “Liberazione”, increduli e sconvolti per la scomparsa di Ivan, siamo vicini ai familiari ed ai colleghi, ricordando il suo amore e il suo grande impegno per gli animali. Nella tristezza, ci rimane però la speranza che il suo impegno abbia avuto un senso e che ora continui con voi. Un abbraccio
    Lav Mantova

    Continuate a scrivere le sue idee
    Cara “Liberazione”, mi unisco alla
    redazione e a tutti coloro che piangono
    la prematura e ingiusta scomparsa di
    Ivan Bonfanti, per chi ha avuto la
    fortuna di conoscere la sua infinita
    dolcezza e la sua sagace intelligenza, per
    chi in questi anni gli è stato accanto.
    Ivan forse era l’anima di “Liberazione”,
    di un giornale che mi ha dato la
    possibilità in questi giorni così tristi di
    conoscere meglio questo giornalista così
    speciale. Non so quale sarà il futuro di
    “Liberazione”, dei tanti e nuovi spazi di
    discussione aperti in questi anni, credo
    però che tutti noi, militanti e semplici
    lettori, abbiamo il dovere di sostenere lo
    straordinario lavoro di questo giornale e
    farlo seguendo il solco che Ivan con la
    sua carica di vita ha contribuito a creare.
    Sarà questo il modo migliore di
    ricordarlo e dare senso profondo al suo
    impegno e alla sua generosità.
    Continuate a scrivere di lui, date corpo
    alle sue idee e al suo entusiasmo.
    Sarebbe bello che “Liberazione”
    pubblicasse tutti i numeri di “Uè”,
    magari ci avete già pensato. Ciao caro
    Ivan, ti porterò sempre con me.
    Elisa via e-mail

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    Mail da Liberazione del 25/07

    di admin (24/07/2008 - 20:52)

    Ivan, che poteva fare ancora molto per gli animali

    Caro direttore, incredulità, senso di smarrimento, sono questi i

    sentimenti che provo dal momento che ho saputo della scomparsa di

    Ivan. E rabbia anche, perché c'era ancora tanto bisogno di lui in

    questo mondo. Mi è stato concesso solo il tempo per conoscerlo

    telefonicamente, ogni volta ripetendoci che alla prima occasione ci

    saremmo visti di persona. E speravo di conoscerlo presto perché mi era

    sembrato davvero quella persona bella e generosa di cui mi aveva

    parlato Gualtiero. Invece no. Ora sinceramente come animalista mi

    sento più sola. Se ne è andato uno di noi, una persona che poteva fare

    molto per la causa dei diritti animali. Una persona che invece ha

    fatto appena in tempo a lanciare e realizzare quell'incredibile

    proposta: una rubrica animalista su "Liberazione"! Appena in tempo...

    Certo è presto per capire cosa succederà. Io ancora stento a

    capacitarmi della sua morte, figuriamoci delle conseguenze che avrà,

    però spero che il suo sogno non muoia con lui. Questo sì sarebbe

    triste. Spero che "Liberazione", in suo ricordo, voglia mantenere

    questo spazio. Non so come, ma lo spero davvero

    Viviana via e-mail


    Mi dispiace che non sei più vicino a noi

    Gentilissima redazione, sono un compagno che ha conosciuto Ivan

    durante ad una Festa di "Liberazione" che si è svolta ai Mercati

    generali (a Roma, ndr). Sono molto vicino ai genitori ed alla sua

    ragazza. Sono molto dispiaciuto che il compagno Ivan non sia più

    vicino a noi.

    Cartolante via e-mail


    La partecipazione e il ricordo di Rinascita online

    Caro direttore, la redazione di Rinascita online partecipa al dolore

    della famiglia e dei compagni di "Liberazione" e Rifondazione per la

    perdita di Ivan Bonfanti.

    La Redazione di Rinascita online


    Non doveva accadere!

    Grazie Ivan

    Grazie Ivan, in particolare per il tuo impegno a favore degli animali;

    non doveva accadere...

    Isa via e-mail


    Nei nostri pensieri, nella sofferenza e nella solidarietà

    Non piangete sul mio ricordo / Sarò tra le nubi nel vento / nella luce

    splendente del sole / in sintonia con i vostri pensieri / Non sarò in

    cielo / Sarò tra i voli degli uccelli / nelle chiome frondose degli

    alberi / intorno al vostro incessante operare /Non vi guarderò da

    lassù / Sarò tra le lacrime della solidarietà / negli infiniti canti

    della sofferenza / in simbiosi con la fratellanza umana / Continuate a

    lottare e a volervi bene.

    Aldo Fappani  via e-mail

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    per amore della giustizia

    di admin (23/07/2008 - 22:12)

     

    Caro Ivan

     

    ti ricordo come in questa foto, nel "boschetto",  il giardino nella nostra scuola elementare a Villa Paganini, sempre a discutere su come formare le squadre, a sindacare su un tiro fuori o dentro la porta, come sempre fatta di due giacchetti buttati per terra in mezzo alla polvere.

    Ricordo la tua espressione della foto, un po' seccata, lamentosa e ironica al tempo stesso, nel constatare che gli altri erano lenti a capire le cose, che ti facevano perdere tempo in una discussione inutile, mentre il gioco era lì che aspettava, il tempo scorreva, non si fermava ad attenderci.

    Ricordo la R4 rossa di tuo padre, quest'uomo fermo, solido, calmo, con i piedi posati a terra, somigliante a te fin da bambino, e si capiva bene che se così piccolo eri già forte, questo di doveva a lui, alla sua integrità.

    Ti ho rivisto l'estate scorsa, forse dopo 25 anni, ed eri sempre tu, ed eravamo ancora noi, mai contenti, sempre in cerca della verità, noi tutti compagni di quella strana scuola che da bambini ha fecondato le nostri menti in maniera irreparabile.

    E dopo una vita, la tua, la mia, la nostra, dove il pensiero critico laico e ateo è diventato una fede, sempre alla ricerca di quell'Assoluto chiamato Giustizia, oggi mi assale il sospetto che cercando la giustizia abbiamo sempre cercato l'Assoluto, a modo nostro anche noi atei da sempre abbiamo cercato Dio così, forse perché nessuno ci ha insegnato a farlo in altro modo.

    Caro Ivan, spero che dove sei oggi ti accolga la giustizia che hai sempre cercato.

    un tuo compagno di classe

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    ivan

    di admin (23/07/2008 - 20:40)


    una foto fatta durante una cena da Ivan, il 24 gennaio del 2004, un freddo cane e niente riscaldamento. Ma lui aveva messo comunque a disposizione casa, cibo e vino per gli amici delle elementari. Come sempre, con tutti.

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    Ciao Ivan, ti ricordi quel «pastore»?

    di admin (23/07/2008 - 20:34)

    Il più bel titolo del manifesto negli ultimi dieci anni è "Il pastore tedesco", per l'elezione di papa Ratzinger a pontefice. Non l'abbiamo fatto noi. L'ha fatto Ivan Bonfanti, che era uno del manifesto anche se era di Liberazione. Chiamò, disse, sorridemmo. Il giorno dopo la stampa cattolica di tutto il mondo ci scomunicò per l'ennesima volta - e i lettori ci amarono, per l'ennesima volta.

    Ivan è morto ieri pomeriggio, a Vienna. Un malore inspiegabile, durante le nozze di un amico. Aveva 37 anni.

    Era uno di noi anche se era di Liberazione. Cominciò collaborando a quel giornale, poi una crisi economica e politica, una lotta di giornalisti contro l'editore, una nottata intera a chiudere la trattativa al ministero del lavoro. Arrivò l'alba, ma tra gli assunti non c'era il suo nome. E allora io non firmo, disse uno. Il direttore generale del ministro Treu, con le vene del collo grosse come due gomene, esplose: io non posso sapere il nome del lavoratore, io faccio diecimila cassintegrazioni al colpo! Frega niente, io non firmo.

    Venne assunto su due piedi, agli esteri. Capirono subito di avere fatto bene.

    Ivan era bravo, accidenti. Ha scritto da mezza Europa. E' stato espulso da Praga durante un vertice. Ha raccontato barzellette al leader delle Farc Raul Reyes che in segreto a Roma trattava la pace con la Colombia. Gli hanno sparato dietro in Palestina. In Palestina, che aveva raccontato senza acredini pseudo-militanti e con la passione del narratore coinvolto. In Palestina, dove aveva lasciato il cuore - ma riportato, saggiamente, un giubbotto antiproiettile. Era vegetariano. Amava i cani, il mare, il calcio, scrivere - non necessariamente in quest'ordine. Stiamo qui a ricordarlo allegro di vivere e ci viene in mente che nella piega dei suoi occhi, anche dentro la risata più grossa, anche all'ultimo giro, c'era a tratti un dolore che troppo tardi possiamo capire.

    Dovremo farci bastare un pugno di ricordi, di pezzi sul giornale che durano un giorno e poi ci si incarta il pesce - ma non è vero niente, alcuni durano un sacco. Nessuna spiegazione, non ce ne sono mai. Ciao Ivan, ce la caveremo. Ma ci manchi già.

    Andrea Fabozzi, Alessandro Mantovani, Daniela Preziosi, Luca Tomassini, Roberto Zanini

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    Stupendo (Vasco Rossi)

    di admin (23/07/2008 - 20:32)

    È nei ritagli ormai del tempo

    che penso a quando tu eri qui

    era difficile ricordo bene

    ma era fantastico provarci insieme.

    Ed ora che non mi consolo

    guardando una fotografia

    mi rendo conto che il tempo vola

    e che la vita poi è una sola...

    E mi ricordo chi voleva

    al potere la fantasia...

    erano giorni di grandi sogni........sai

    erano vere anche le utopie

    Ma non ricordo se chi c'era

    aveva queste queste facce qui

    non mi dire che è proprio così

    non mi dire che son quelli lì!

     

    E ora che del mio domani

    non ho più la nostalgia

    ci vuole sempre qualche cosa da bere

    ci vuole sempre vicino un bicchiere!

    Ed ora che oramai non tremo

    nemmeno per amore...sì!...

    ci vuole quello che io non ho

    ci vuole "pelo" sullo stomaco!

     

    Però ricordo chi voleva

    un mondo meglio di così!

    sì proprio tu che ti fai delle storie...(ma dai)...

    cosa vuoi TU più di così

    E cosa conta "chi perdeva"

    le regole sono così

    è la vita! ed è ora che CRESCI!

    devi prenderla così......

     

    SI!!!!

    STUPENDO!

    MI VIENE IL VOMITO!

    è più forte di me

    NON lo so

    se sto qui

    o se ritorno

    se ritorno

    se ritorno tra poco, tra poco....tra poco

     

    Però ricordo chi voleva

    un mondo meglio di così!

    ancora tu che ci fai delle storie...(ma dai)...

    cosa vuoi TU più di così

    E cosa conta "chi perdeva"

    le regole sono così

    è la vita ed è ora che CRESCI!

    devi viverla così.......

     

    Così ti ricordo, Ivan!

    Annalisa

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    un uomo speciale

    di admin (23/07/2008 - 20:22)

    Carissimo Ivan

    Sto provando un dolore profondo e inconsolabile.

    Ti ho conosciuto in Palestina in quella terra che amavi tanto, mi hai aperto il cuore con il tuo dolce sorriso e la tua rara intelligenza.

    Ci conoscevamo da poche ore e mi hai detto: domani voglio cercare di entrare a Ramallah vieni?!

    Ed entrammo insieme a Ramallah che era sotto coprifuoco, con quel taxi che ci portò dove poteva, il resto a piedi, di corsa. Come ridemmo dell'impacciato giornalista americano che era con noi..Mi colpirono i tuoi occhi lucidi e più vivi che mai mentre mi raccontavi di come avevi visto la guerra da vicino. E quell'articolo che ti chiesi al rientro per il libro che stavamo mettendo insieme che finì proprio di fianco alla mia foto.

    Ero felice che fosse finita proprio lì, accanto alle tue parole.

    Caro Ivan, sono orgogliosa di averti conosciuto, anche se nel breve intervallo di una vita.

    Resterà intatto il ricordo di quella primavera romana che passammo insieme.

    Ti porterò per sempre nel mio cuore. Spero che basti per farmi smettere di piangere e consolarmi del fatto di non averti più rivisto.

    L'avrei fatto un giorno ne ero sicura, ti pensavo spesso e ti leggevo.

    Anche di recente ho pensato a te e adesso so che eri felice. Leggo le parole d'amore di chi ti ha voluto bene e so che hai vissuto a pieno la tua vita, senza rimpianti e soprattutto ho avuto la conferma della fantastica persona che eri.

    Non sapevo del pastore tedesco e della bellissima rubrica sugli animali, potevo arrivarci.

    Non ti dimenticherò mai.

    elisa romagnoli

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    GRAZIE DAGLI ANIMALI(STI)

    di admin (23/07/2008 - 20:19)

    Come altri, avevo conosciuto Ivan solo da pochissimo, per via di quella pagina di Liberazione tutta in difesa degli animali. So che il dolore di chi ha condiviso tanto con lui  è infinitamente grande e nutrito di innumerevoli ricordi di lui e delle tante cose di cui si è occupato, ma sento che dobbiamo ringraziarlo in un modo speciale anche per questo suo essere stato capace di fare quello che nessuno, dalla sua posizione, ha mai fatto: schierarsi  con i più deboli di tutti, quelli che nemmeno  gli altri deboli si prendono la briga di considerare, ed è andato contro corrente, osando, per quello che ora scopro essere stato un suo amore grande e profondo, per il suo Bacco e per tutti gli altri Bacco di questa terra. Solo le persone che  non si accodano, che imboccano strade nuove possono modificare lo stato delle

    cose: per farlo ci vuole coraggio, si deve uscire dal coro e scrivere la proprio musica anziché cantare tutti in ordinata fila quella degli altri.

    Il senso di ingiustizia per la sua morte è profondo, perché nonostante tutto si continua a credere che la giustizia regga le cose di questo mondo; lo sappiamo, non è così, ma se dobbiamo vivere solo un brandello minuscolo, una briciola di eternità lo vorremmo fare condividendo il nostro tempo con i nostri compagni di vita, quelli che sono profondamente dentro alla nostra storia e che ne fanno parte inestricabile, e quelli che ci capita di incontrare, con i quali quasi con stupore ci troviamo un giorno a percorrere  un pezzetto di strada, con la meraviglia di scoprire che sì, esistono altri fino ad ieri sconosciuti che vivono altrove, ma che sono proprio così come ci piace, sensibili, attenti, generosi.

    Come a volte succede,  il film si è subito interrotto, la pellicola è bruciata: il seguito resta nella nostra testa e nei nostri desideri.

    Forse per essere per sempre giovani e belli, gli eroi devono morire:

    agli altri l'impegno, divenuto più amaro, di continuare nonostante.

    Annamaria Manzoni

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    un piccolo piccolo ricordo di Ivan

    di admin (23/07/2008 - 19:33)

    io Ivan non lo conoscevo proprio bene bene, solo quel tanto che bastava ad apprezzarlo prima e a rimpiargerlo adesso.
    Una cosa in particolare che mi è rimasta impressa, è un discorso che mi ha fatto la prima volta che l'ho conosciuto, quando siamo andati a Ponza tre anni fa.
    Ora non vi aspettate chissà che, d'altronde le cose che ti colpiscono non sono necessariamente quelle importanti. Ti colpiscono e basta. Mi sento anche un po' scemo a raccontarvela ma era proprio il classico discorso che puoi fare ad uno che ha la faccia come la mia, la prima volta che ci parli: calcio o donne. nella fattispecie mi ha raccontato delle svedesi.
    Ripeto: io Ivan non l'ho frequentato tantissimo, però credo di averlo fatto abbastanza per capire che era uno che ti diceva senza tante parafrasi quello che pensava. Deformazione professionale credo.
    E sulle donne svedesi mi ha detto che non sono per niente come ce le siamo immaginate qui in Italia guardando "La dolce vita".
    Li per li mi è crollato un mito, ma lui ci era stato un sacco di volte a Stoccolma e mi ha fatto un discorso che mi pareva sensato. E forse la sua parlantina, forse il vino che mi ero bevuto, o forse entrambe le cose, fatto sta che mi ha convinto.
    Io poi di svedesi non ne ho mica conosciute, però adesso per reazione, le svedesi mi stanno sulle palle: me le immagino un po' scostanti e che non ti dicono certo "Marcello come here!"
    Anzi adesso che ci penso, secondo me la Ekberg quando è entrata nella fontana di Trevi s'è pure fregata qualche monetina.

    Probabilmente questa cosa vi sembrerà una stupidaggine, e probabilmente lo è, ma altre cose, sicuramente più importanti di questa, Ivan non me le potrà più dire e quindi me le dovrete
    raccontare voi.
    E penso che sia proprio questo il senso di questo sito.

    Fulvio

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    Ciao Ivanaskaja..

    di admin (23/07/2008 - 19:31)

    Ciao Ivanaskaja,

    enorme, grosso "claun" e adorabile amico.

    Eri per me una persona ancora tutta da vivere, da godersi e da scoprire.

    Mi consola sapere che hai speso bene il tuo poco tempo e che hai vissuto come ti piaceva....

    Mi mancheranno i tuoi impropèri, le tue ardite imprecazioni, i tuoi affettuosi ed elaborati insulti, la tua mole scomposta e la tua calda fisicità... Il tuo acume, la sagacia.... Quegli occhi guizzanti e le tue fragorose risate....

    Mi mancherai tu, sempre e tanto.

    Ti abbraccio per l'ultima volta

    Paolo

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    conoscevo Ivan soprattutto per..

    di admin (23/07/2008 - 19:22)

    Carissime amiche e carissimi amici,

    conoscevo Ivan soprattutto per la splendida idea che aveva avuto di aprire su Liberazione una pagina settimanale dedicata agli animali. Da adesso in poi, più che le parole, servono i fatti. Ivan ha speso tempo, energie ed emozioni per la costruzione di un mondo più giusto e
    quindi migliore. Credo che il modo migliore per ricordarlo sia quello di continuare da oggi in poi a portare avanti, con ancora più energia e convinzione, gli ideali che ci legavano ad Ivan: tutto quello che ha seminato potrà dare frutti solo se noi lo vorremo! Noi tutti abbiamo questo dovere morale nei suoi confronti!
    Ivan rimarrà ogni giorno con me insieme a Kim Buti, a Rosetta Gastaldo, a Mino De Chirico, ad Alma Bogiascia, ad Alessandro Virtuani e tante altre donne e uomini che con me hanno sofferto per le ingiustizie del mondo e, qualche volta, gioito per le nostrre piccole grandi vittorie.

    Stefano Cagno

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    Torno adesso dal tuo funerale

    di admin (23/07/2008 - 19:17)

    Torno adesso dal tuo funerale. E' ingiusto perchè sono più vecchio di te. Di poco, quanto basta per avere la precedenza su di te.
    E guardo Dino e Francesca e non so trovare un abbraccio abbastanza grande, non so capire, di parole non ne ho una.
    Francesca mi dice: "è cattiva la vita..." Lo è. Perché è ingiusto sopravvivere ai propri figli.

    Ci siamo conosciuti appena nati, o quasi. Tu sei nei primi ricordi che ho. Figli di mamme che si incontrano e che giocano e litigano al parco o in casa.
    Le mamme hanno continuato a frequentarsi, noi no. Capitava, niente di più.
    Poi un giorno mi hai chiesto di insegnarti a suonare la batteria.
    La suonavo da qualche tempo, male.
    Te lo dissi, non che suonavo, ma che suonavo male.
    Tu mi hai detto che andava bene così.
    Ci siamo visti per un paio di mesi in cantina e ti ho insegnato quel che sapevo. Poi è stata l'ora di cercarsi un maestro vero.
    L'ultima volta sei arrivato con 100mila lire in mano. Avrebbero dovuto pagare le lezioni. Ti dissi che non avevano prezzo e non le presi. Poi non so come mi tornarono in tasca quelle 100mila. Forse le hai date a tua madre che le desse alla mia, non ricordo. Ricordo che fosti tenace
    e molto generoso.
    Un giorno venni a suonare al Tasso e mi prestasti la tua batteria.
    Generoso, sorridente.
    Abbiamo iniziato ad incontrarci per caso, per strada. Un mezzo abbraccio ce lo davamo sempre anche se non sapevamo nulla uno dell'altro.
    Mi è capitato di scrivere sul tuo giornale. Tu scrivevi di cose importanti, io di motociclette o di automobili...poca cosa. Non più di 4 o 5 pezzi in tutto. Ma ogni tanto passavo a Liberazione ed è
    capitato ci prendessimo un caffè.
    Tanto era il nostro rapporto, figli di mamme amiche che hanno giocato assieme da piccoli.
    Quello che sapevo è che mi piaceva vederti uomo, grande, capace. Mi piaceva per te e mi piaceva perchè pensavo a Dino e Francesca.
    L'estate Dino e Francesca andavano a trovare i miei genitori al mare.
    Li vedevo sereni, orgogliosi, genitori che hanno compiuto un percorso.
    Ivan era cosa fatta. Genitori che hanno fatto molto e che ora si godono la pace di un bimbo, diventato uomo, che gira il mondo e che vive nel mondo.
    Belli che sono Dino e Francesca, quanto amore provo per loro, da sempre. Oggi da sentirmi male.
    Dino cura le piante in giardino e Francesca racconta delle barzellette venete di altri tempi come nessuno. E Ivan? Sta bene, ha una casa.
    Dino tiene sulle ginocchia mia figlia e Francesca le porge un regalo per i suoi 4 anni. E Ivan? Sta bene, è a Bruxelles
    Passano i mesi e le estati e Ivan sta bene e Dino e Francesca vanno in campagna.
    E' un quadro, un'immagine immobile. Dino e Francesca vivono lontani da me ma so che ci sono e so che mi piacciono, mi fanno stare bene. E Ivan anche sta bene, è da qualche parte nel mondo e sta bene. E Dino e Francesca stanno bene.
    Poi sono in spiaggia e una telefonata mi dice che Ivan non sta bene.
    Dino? Francesca? i fiori? la campagna? l'Opel Astra blu?
    Quell'immagine immobile di una vita che procede? di un lavoro fatto sul quale non si deve più tornare?
    E' cattiva la vita!!!
    Dino, Francesca vi voglio così bene e lo so che quello che sto per dire non aggiusta, non aggiunge niente ma ve lo dico perché il pensiero fa stare bene me: i miei figli, sono i vostri nipoti e, come promesso, verremo in campagna... belli come siete dentro la R4 rossa col megafono sopra il tetto.
    Amore infinito per voi, per sempre.

    Guido

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    conobbi ivan a scuola..

    di admin (23/07/2008 - 19:09)

    conobbi ivan a scuola, liceo tasso. era uno dei pochi, pochissimi compagni senza ruggine, capace di un linguaggio ricco e curioso, senza dottrine. ma una cosa, sopra le altre, mi colpi: suonava la batteria.
    apriti cielo. merce rara, nel giro. cominciammo a suonare insieme.
    frequentavamo una sala prove a san lorenzo. una catacomba che puzzava di muffa, gestita da uno strano tipo con occhiali e baffi. a ivan la batteria calzava a pennello. un gigante circondato da rullanti, tom, piatti, grancasse. e un piccolo dettaglio: suonava benissimo. non lo fo' per dire, è vero. picchiava un 4/4 dritto e sicuro. faticavamo a stargli dietro. sono passati tanti anni da quelle prove e dai quei piccoli concerti scolareschi. presumo non suonasse più. evitavo di
    chiederglielo, quelle poche volte che ci incontravamo. da giornalisti, parlavamo di giornali. e qualche ricordo. ma quando mi hanno detto della sua morte, su per le narici mi è salito quel vecchio odore di muffa. con commozione, ivan.

    giorgio cappozzo

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    Quattro giorni

    di admin (23/07/2008 - 19:05)

    Quattro giorni

    "All in" fratello orso
    The Indipendent is alone
    un pezzo di prato
    nessuna Auschwitz animale
    solo un palo e una traversa
    da spaccare di testa col labbro
    come da ragazzini fino a sanguinare

    Shalom fratello orso
    ci sono tutti, cocciuto guascone,
    apri il sorriso e dicci ancora
    che è tempo di muovere il culo
    per qualcosa di serio
    "Se siamo tutti contro
    quale rivoluzione?"

    claudio

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    Incontri da stagista nella redazione..

    di admin (23/07/2008 - 18:47)

    Incontri da stagista nella redazione di Liberazione, incontri da vicini di casa per San Lorenzo.
    E' stato bello conoscere Ivan, un'esperienza preziosa.
    Davanti la tazza di caffè lui mi chiedeva quali fossero i miei progetti, sempre curioso. Un unico progetto, rispondevo: "diventare come te".
    Tra una risata e l'altra: "Ah ragazzì ma chi te lo fa fare.."
    Un abbraccio a chi lo ha voluto bene e a Laura

    Nicola Monteleone

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    Non conoscevo di persona Ivan...

    di admin (23/07/2008 - 18:39)

    Non conoscevo di persona Ivan, forse avrò distrattamente letto qualche articolo sulla Liberazione animale, mi sono riavvicinato al PRC solo in questi ultimi mesi e ho partecipato alle tornate congressuali con impegno, ma quando un bel, grande, forte ragazzone come lui se ne va a soli 37 anni, nel pieno della vita questa comunità di compagne e di compagni, di donne e di uomini, di ragazze e di ragazzi (come Ivan) forse si sente meno sola (ironia della sorte) e ritrova, al di là dei veleni congressuali, una sua identità umana che aveva smarrito: quella comunista, dal latino comunione, comunicare, fraternizzare, accompagnarsi, per lottare e -nel caso di Ivan- per piangere assieme. Anche non conoscendolo so che avrebbe rifiutato lacrime facili e pianti da coccodrillo al suo funerale. Ci piace ricordarcelo così e so che sta già dicendo, come il personaggio di un mio libro: Bella rigà, voglio un funerale laico, senza fiori nè discorsi: solo la bandiera rossa al posto del mio cuore spento! Hasta la victoria siempre companero!

    Mario Ottavi, circolo Romano Credito

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    Incredulità, senso di smarrimento...

    di admin (23/07/2008 - 18:36)

    Incredulità, senso di smarrimento, sono questi i sentimenti che provo dal momento che ho saputo della scomparsa di Ivan. E rabbia anche, perchè c'era ancora tanto bisogno di lui in questo mondo.
    Mi è stato concesso solo il tempo per conoscerlo telefonicamente, ogni volta ripetendoci che alla prima occasione ci saremmo visti di persona. E speravo di conoscerlo presto perchè mi era sembrato davvero quella persona bella e generosa di cui mi aveva parlato Gualtiero. Invece no.
    Ora sinceramente come animalista mi sento più sola. Se ne è andato uno di noi, una persona che poteva fare molto per la causa dei diritti animali.
    Una persona che invece ha fatto appena in tempo a lanciare e realizzare quell'incredibile proposta: una rubrica animalista su Liberazione!
    Appena in tempo...

    Certo è presto per capire cosa succederà. Io ancora stento a capacitarmi della sua morte, figuriamoci delle conseguenze che avrà, però spero che il suo sogno non muoia con lui. Questo sì sarebbe triste. Spero che Liberazione, in suo ricordo, voglia mantenere questo spazio.
    Non so come, ma lo spero davvero.

    Viviana

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    ho conosciuto Ivan durante una festa..

    di admin (23/07/2008 - 18:30)

    cari compagni ed care compagne,
    io ho conosciuto Ivan durante una festa di rifondazione comunista che si è svolta ai mercati generali di roma.
    Me l'ha presentato il compagno Gennaro Migliore.
    Ieri mi sono molto comosso
    Sono vicino ai Familiari a Dino, Francesca e Laura
    me lo ricorderò come un grade compagno Animalista

    Antonio Buoninconti

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    "Muore giovane colui che al cielo è caro"

    di admin (23/07/2008 - 18:27)

    "Muore giovane colui che al cielo è caro": così ha scritto il poeta,
    che forse lo ha fatto credendolo o forse solo per mestiere,
    consolazione in versi per il sollievo di animi affranti.

    Non lo so e comunque, in verità, mi interessa poco. So che ieri, sui
    visi di chi dentro e fuori affollava quel tempietto del Verano, ho
    visto scolpiti uno sconcerto ed una interdizione strazianti forse più
    del dolore assoluto e definitivo che sempre accompagna la morte. Come
    a chiedere: e perchè se lui era tanto caro a noi? E perchè se lui
    aveva un sacco, ma proprio un sacco, di cose da fare e da dire ancora?
    E perchè se chi gli camminava accanto sognava di farle con lui? E
    perchè e chi ha condannato a sopravvivergli chi lo ha generato?

    Erano dieci anni che non ti vedevo, Ivan, perchè quando tu
    ufficialmente entravi nella redazione con le finestre su viale del
    Policlinico, io avevo deciso di ufficialmente uscirne. Ma il tempo
    insieme lo ricordo bene e bene ricordo tanti piccoli dettagli che di
    te, senza forse sospettarlo, avevo conservato in un posto dentro da
    cui oggi tornano, lievi a sparsi, a riaffacciarsi. Il tuo sorriso
    guascone, il guizzo nella fessura dei tuoi occhi, la timidezza ed il
    modo a volte un po' impacciato di occupare lo spazio, come se le
    grandi spalle che ti portavi in giro e su cui sognavano le ragazze
    fossero d'intralcio al tuo sentire gentile e fine. E poi ancora le
    cene ed il vino, le scampagnate, le partite a poker fino a tardi e lo
    scambio di battute da dietro i monitor dei computer che ci separavano
    gli sguardi nella stanza degli esteri dove avevo trovato asilo
    politico, discriminata in cronaca per il vizio della nicotina.

    Un ricordo, Ivan, limpido e sottile, come le cose nell'aria, che in
    questi giorni, da quel giorno, mi segue discreto e silenzioso come
    un'ombra.

    La Rete mi dava notizie di te: del tuo lavoro, dei tuoi viaggi, dei
    tuoi traguardi. E pensavo: bravo Ivan che ha utilizzato tenacia e
    pazienza, curiosità e passione e ha fatto suo il mestiere che vogliono
    fare in tanti perchè "è sempre meglio che lavorare!". Bravo Ivan che
    c'eri riuscito a farlo davvero e, la conquista più grande, a farlo
    come dicevi tu.

    Non avrei mai immaginato di rincontrarti in un luogo dove arriva chi
    non torna, senza ricevere risposta al mio saluto. E non immaginarlo
    era così giusto che tutte queste parole, mischiate alle lacrime, al
    dolore, alle domande e ai ricordi che si inseguono ora, mi sanno di
    sbagliato. Tutto sbagliato.

    MC

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    Ivan era speciale...

    di admin (23/07/2008 - 18:15)

    Ivan era speciale,
    non c'è bisogno che lo dica a voi, che lo conoscevate meglio di me.
    Anche se poi nessuno, forse, conosceva bene Ivan. Era troppo
    complicato, troppo imprevedibile.
    Era coraggioso, era anticonformista, era un idealista,  aveva dei grandi valori.
    Ivan non ha mai creduto che i grandi valori, le idee, fossero merce.
    Che si potessero comprare già pronti, che si potessero prendere in
    eredità, trasportare da un libro.
    Cambiare, negoziare, congelare.
    Non ha mai pensato neppure che i valori fossero sacri. Credo che Ivan
    pensasse che niente è sacro. Non sopportava il sacro.
    Ivan pensava che le idee e i valori vengono da noi, dalla nostra
    capacità di pensare, di discutere, di guardare la  realtà.
    Servono a non vivere da soli, servono a pensare alla collettività, al
    sociale, al futuro.
    Servono a respirare, ad amare.
    Cosa era per Ivan il sociale, il futuro?
    Credo che per lui fosse la fratellanza, la sorellanza.
    Gli esseri umani, gli animali, le piante, il pianeta, le persone che
    verranno ad abitare la terra nei secoli venturi.
    Il sociale, il futuro, erano una cosa sola: come salvare la vita di tutti.

    Ivan amava il nuovo. A lui piaceva inventare, cercare, sperimentare.
    Non gli piaceva ripetere:
    ripetere parole, immagini, schemi, gerghi.
    Non amava i luoghi chiusi, i pensieri chiusi, le cupezze, gli alambicchi.
    Credo che Ivan amasse soprattutto vivere, e non nascondersi dietro la
    vita, e non gettare via la vita,
    nei calcoli, nelle certezze degli altri, nei percorsi obbligati.
    Però Ivan era pieno di certezze sue.
    Non lasciava che fossero rose dal dubbio.
    Le difendeva, le rafforzava con la sua passione, con la sua irruenza,
    con la polemica.
    Ma anche con quella dote che lo rendeva davvero amabile, dolcissimo:
    l'ironia, la grande ironia, la risata, lo sberleffo, il sorriso.
    L'ho conosciuto quattro anni fa. Non è stato facile il rapporto con
    lui. Ivan non era una persona facile. Era irascibile, era burbero, gli
    piaceva avere ragione. Non era accomodante.
    Ho litigato tante volte con Ivan. Non ho litigato quasi mai con
    nessuno, in redazione, Ivan è uno dei pochi.
    Perché lui non ti lasciava scampo, non ti permetteva la mediazione, o
    l'aggiramento del problema, o il rinvio.
    Voleva che si affrontasse, che emergessero i dissensi, che si
    stabilisse chi aveva ragione e chi torto, voleva convincerti.
    E ti diceva in faccia tutte le cose che non sopportava. Non sopportava
    il veteromarxismo di alcuni di noi, per esempio, la vecchiezza
    operaista, non sopportava la poca passione per l'ambiente, non
    sopportava il politicismo, lo slang dei palazzi, quella visione del
    mondo che considera i partiti la chiave dell'esistenza, che considera
    lk'economia il  motore di tutto, la padrona delle idee
    non sopportava il sessantottismo, la subalternità ai maestri, ai
    filosofi, ai mostri sacri, ai leader.
    Non sopportava il manicheismo: lì il giusto, lì lo sbagliato.
    Lui preferiva verificare, controllare.
    Ivan adorava il giornalismo. Era ammalato di giornalismo.
    Molti di noi lo sono.
    E come tutti quelli che sono affetti da questa malattia, Ivan odiava
    anche il giornalismo.
    Non ammetteva la burocrazia giornalistica, la frase fatta, il copia
    incolla, la trascrizione dell'agenzia.
    Aveva i suoi miti: Il viaggio, il reportage, il giornalismo dal fronte.
    Sognava di poter fare il corrispondete dal mediorinete.
    Stava stretto a Liberazione. Però credo che amasse anche questo
    giornale: le sue grandi libertà, le sue discussioni, il suo
    collettivo.
    Tante cose di lui non le ho mai capite.
    Le persone ricche, forti, passionali, è difficile capirle bene.
    Ho capito che lavorare senza di lui sarà una impresa titanica.
    Era unico, cioè era insostituibile.
    Vedete: non è una frase fatta. E' così: non lo si può sostituire.
    Daniele, scherzando, canzonadolo, lo chiamava il gioiellino di bari vecchia.
    Diceva che era come Cassano: fuoriclasse e impossibile da disciplinare.
    Non c'è nessuno, tra di noi, che abbia la stessa forza di spirito
    critico, la stessa testardaggine, la stessa capacità di lottare per il
    suo punto di vista, la stessa passione.
    E poi non c'è nessuno che abbia il suo sorriso, la sua dolcezza di bambino.
    Vorrei solo un momento rivolgermi a Laura, perché in questi giorni ho
    pensato tantissimo a lei, al suo dolore e alla sua tenerezza.
    Tutti noi al giornale, Laura, abbiamo pensato molto a te, abbiamo parlato di te.
    Dell'amore così bello tra te e Ivan, del tuo dolore così grande, così
    irreparabile, definitvo.
    Ti vogliamo molto bene, faremo di tutto per aiutarti.
    In questi giorni abbiamo sofferto con te, abbiamo pianto con te, ci
    siamo disperati con te. Continueremo a farlo. Non vogliamo dimenticare
    Ivan, non vogliamo che tu dimentichi Ivan, non vogliamo neanche
    cancellare questo dolore.
    Vogliamo viverlo insieme a te, vogliamo piangere con te e ridere con te.
    Cara Francesca, Caro Dino, non ho il coraggio neppure di guardarvi negli occhi.
    Ho paura di guardarvi negli occhi, di rivolgervi la parola.
    Vorrei che voi non foste così disperati, vorrei che riusciste a
    sentirvi addosso tutta la leggerezza di Ivan, la sua ironia, la sua
    capacità di sdrammatizzare.
    Lo so che non è possibile.
    Sappiate solo che tutti noi del giornale vi siamo infinitamente grati
    per averci dato Ivan.
    Che per noi è stato un enorme privilegio lavorare con lui, giocare con
    lui, scherzare con lui, litigare con lui.
    Gli abbiamo davvero voluto bene, davvero era nostro fratello, come
    abbiamo scritto cento volte, in questi giorni, su Liberazione.
    E anche voi, Dino e Francesca siete nostri fratelli, e anche a voi
    vogliamo bene, e ci piacerebbe parlare con voi, scherzare con voi
    litigare con voi.
    Ciao Ivan. Non ti preoccupare, la pagina degli animali continueremo a
    farla. E pensando a te saremo più ambientalisti di prima, più
    giornalisti  di prima e più anticlericali. Va bene?

    Piero Sansonetti

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    ho aspettato finora a scrivervi..

    di admin (23/07/2008 - 18:00)

    ho aspettato finora a scrivervi per fare spazio alla memoria, provata dalla angoscia. nell'attesa ho realizzato che avevo aspettato fin troppo, che oramai era troppo tardi, per dire a Ivan che lo trovavo
    speciale, una bella persona.
    Non posso non stringermi a chi lo conosceva meglio di me, a chi ha avuto la fortuna di averlo come figlio, compagno, amico e collega. Mi è chiaro chi abbiano perso, ma anche quale privilegio abbiano avuto e quale tesoro porteranno sempre dentro.
    vi abbraccio,

    Laura Ronchetti

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    Ciao "Ivn"..

    di admin (22/07/2008 - 19:36)

    Ciao "Ivn",
    vorrei poterti abbracciare amico mio.
    Poterti chiamare con tutti i tuoi soprannomi, con il nostro slang.
    Vorrei poter vedere il tuo splendido sorriso, spesso beffardo, i tuoi
    scatti di rabbia.
    Poter rispondere alle tue domande. Continuare a ragionare.
    Amico "omone", vorrei rivedere quel lampo nei tuoi occhi intelligenti.
    Vorrei non doverti ricordare.
    Ci siamo conosciuti bambini, noi figli di mamme grandi amiche già
    prima della nostra nascita.
    Polpette alle melanzane, Villa Borghese, le nostre case, le nostre famiglie.
    Io te e Vale, tre gemelli.
    Amico "Ivanaskaia" vorrei giocare con te, come abbiamo sempre fatto.
    Come da bambini a pallone dentro la tua stanza, distruggendo quello
    che era possibile distruggere.
    Abbiamo sempre giocato Ivan! a carte, a risiko, a worms.
    Ricordi le nostra urla quella sera stellata a Mompeo?; "ti attacco con tre"!!! "nazista infame" rispondevi dandomi uno spintone.
    Di fronte casa, seduti al tavolo con i nostri carammatini (i tuoi dovevano essere sempre neri) tiravamo i dadi bestemmiando le nostra grida d'attacco!.
    Il tempo passato assieme, amico, è sempre stato quello più bello.
    Il nostro tempo libero vissuto giocando; da bambini, da adolescenti, da adulti…
    Abbiamo continuato a farlo, fino all'ultima volta che ci siamo visti poche ore prima di Italia Spagna. Abbiamo giocato a pallone, come tante altre volte nel campetto di Vigna Mangani, due contro due; ti ho battuto due volte, io con Francesco, tu con Vale.
    Non ci sei rimasto male…, hai sorriso, beffardamente, alla sconfitta.
    Amico "svaccone" non avresti potuto giocare con i tuoi amici, ma lo facevi, lo volevi.
    Hai vissuto quello che volevi vivere.
    Hai scelto, sempre. Avevi questa consapevolezza, ne abbiamo parlato assieme.
    Oggi c'è un  pezzo, grosso come te, che da me si è staccato per sempre; per lo meno per il tempo che mi rimane.
    Con me sei sempre stato sensibile, intelligente, generoso.
    Così ti ricordo amico mio.
    Oggi non ci sei.
    Ti porto con me, te lo prometto.

    Posso soltanto questo, ora, amico mio.

    Francesco

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    Ogni volta che penso a Ivan..

    di admin (22/07/2008 - 19:25)

    Ogni volta che penso a Ivan, così come ogni volta che l'ho fatto in questi anni, la prima espressione che mi si affaccia alla mente è "fratello maggiore". So che condivido con molti questa consapevolezza, ma per ognuno ha un significato diverso, e una ragione particolare, e
    sento come un dovere il fatto di spiegarla.

    Non solo per l'affetto che non ha bisogno di spiegazioni, come tra fratelli. E non solo per l'anno di differenza, o per il fatto che messi accanto sembravamo un ramo appoggiato ad un armadio a due ante.
    Intendo una persona che trova sempre il modo giusto per parlarti; sa quando è il caso di tacere e quando intervenire, anche se non lo chiedi; che sa quando è il caso di incoraggiarti e quando al contrario deve contestarti anche duramente, se vede che sbagli, ma senza nasconderti l'affetto che sta dietro le critiche; e lo fa perché crede che, tutto sommato, con qualche aggiustamento, puoi riprendere la direzione giusta.

    Un atteggiamento coraggioso che richiedeva, pretendeva, anche nei suoi confronti, senza sconti. Come quando mi chiese un parere su un suo articolo, che mi era piaciuto molto; e durante il mio commento mi interruppe, dicendomi "è inutile che mi dici quello che va bene, non
    mi serve a niente; mi devi dire quello che non va".

    Non so perché, ma lui con me è stato sempre così. Non è facile dire quanto fosse inestricabile, e prezioso, l'intreccio di sincerità, quasi dura, e di dolcezza, con le quali faceva capire come la pensava, sul mondo in generale e su quanto facevo e gli dicevo. Erano scossoni salutari, ogni volta, di quelle potature che poi ti fanno crescere più forte. Di quelle che ti dà un fratello, appunto, che sa di essere arrivato prima di te a certe conclusioni, ad una consapevolezza
    decisa, e sa che questo comporta la responsabilità di richiederla negli altri, questa consapevolezza, e di condividerla. E lo sa fare, sia con l'esempio che con il racconto. E anche con il piacere dell'esempio e del racconto; come i maestri, veri.

    Tutto questo, per me, nonostante non si trattasse di episodi frequenti. Vite diverse, incontri non quotidiani, forse proprio per questo ancora più intensi. Da ripensarci per i giorni e i mesi
    successivi, a lungo.

    Un mese di Interrail, dopo la maturità, in giro per l'Europa come matti a parlare della costruzione delle nostre vite per i successivi cent'anni (almeno così speravamo), a qualsiasi ora del giorno e della notte; o cinque giorni alle Eolie, a Ginostra, l'anno scorso; a fare
    lo stesso, ancora, incredibilmente, come allora, solo con un sacco più pesante sulle spalle, ognuno il proprio; e il suo era ricolmo di esperienze, e di saggezza. E le cene in terrazza. E ogni volta riscoprivo la passione nelle cose che faceva, faticosa (perché non nascondeva il prezzo delle scelte) e leggera al tempo stesso, come di chi sa che ha scelto di diventare quello che voleva e ci è riuscito, nonostante le difficoltà e le contingenze.

    Quel suo modo di dire, ogni volta che stava per affermare qualcosa di deciso, "senza voler dare lezioni a nessuno"; quel modo di dire era la premessa più convincente per fermarsi a pensare alle sue parole; perché davvero non voleva dare nessun tipo di lezione, voleva solo condividere la propria visione del mondo; un'ulteriore manifestazione di generosità, tra le tante. E proprio per questo lo ascoltavi, e al di là delle opinioni, anche magari diverse, ti rendevi conto di quanto avesse ragione a mettere in evidenza quali fossero le cose importanti, e quanto fosse essenziale non perdersi in cortine fumogene, fosse anche solo per pudore, nel dire e nel fare quello che ognuno dice e fa.

    Per tutto questo, ammesso che sia possibile, si deve cercare di dare un senso a questo dolore, e di portare Ivan con sé, ogni giorno. Ma per quanto mi riguarda non voglio che siano ricordi. Quelli non me li può togliere nessuno. Voglio che sia futuro; quello che gli è stato negato, ci è stato negato, ma che è possibile riprenderci, e che gli dobbiamo.

    Non saranno altre cene, altri viaggi, altri racconti. Né i figli che, come noi, come diceva ridacchiando, avrebbero dovuto trovarsi nella stessa classe per potersi passare i compiti. Ma sarà comunque futuro.

    Per la gratitudine, continuamente rinnovata, ogni volta che penserò a lui. E se solo riusciremo a metterci in gioco, ognuno come potrà, anche solo un poco di più del solito, cercando di avvicinarci alla sua irresistibile e dolcissima forza, vorrà dire che Ivan ci avrà fatto l'ultimo regalo, il più prezioso.

    Di cui essergli grati, ancora una volta, per tutto il tempo a venire.

    Francesco

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    Ho conosciuto Ivan a Strasburgo...

    di admin (22/07/2008 - 18:21)

    Ho conosciuto Ivan a Strasburgo, quando ci raggiungeva per cercare di raccontare su Liberazione quelle settimane frenetiche che trascorrevamo insieme rinchiusi in Parlamento... Ognuno di noi correva a indicargli la propria priorità, a chiedergli tempo e disponibilità. Lui cercava  di individuare le priorità, di non scontentare nessuno.
    Sempre pronto a cogliere i particolari, riservato e riflessivo, non si accontentava mai delle apparenze attento a scoprire cosa si nascondeva dietro la superficie di ogni evento.
    Solo recentemente avevo scoperto la sua ironia e la sua dolcezza, ma ho avuto  il tempo solo per immaginare quale umanità si nascondeva dietro il suo sorriso capace di apparire anche all'improvviso, nei momenti più inaspettati.

    Grazie Ivan
    Vittorio Agnoletto

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    Il primo ricordo che ho di te Ivan...

    di admin (22/07/2008 - 17:36)


    Il primo ricordo che ho di te Ivan risale alla metà degli anni '70
    quando per la prima volta ridemmo insieme.  Si! Ridere è la prima
    parola che mi viene in mente quando ti penso. Ridevamo sempre quando a
    casa tua, in quella tua stanzetta, cercavi il secondo palo eseguendo
    l'ennesima acrobatica rovesciata e pretendendo di non far rumore. La
    palla di spugna, che secondo le tue intenzioni (spesso dichiarate
    mentre la palla era ancora in cielo e ti stava per raggiungere) quella
    palla che si sarebbe dovuta infilare sotto la traversa della nostra
    porta immaginaria, andava regolarmente a distruggere qualche oggetto
    nell'esatto istante in cui il tuo corpo, ricadendo, faceva tremare il
    solaio del quarto piano. Ed era allora che cominciavamo a ridere come
    pazzi. Ridevamo e ci capivamo al volo: non stavamo ridendo perché
    avevi per l'ennesima volta distrutto qualche tazza sulla tua scrivania
    e che quindi tua madre sarebbe venuta a rimproverarti, ridevamo perché
    sapevamo entrambi che avevi di nuovo tentato il colpo di classe
    impossibile da eseguire ed avevi quindi, come dicevi tu, "svaccato".
    Ti piaceva fare le cose con classe. Ma ci ridevi anche su. Mi piacesti
    subito. Capii che saremmo stati amici, praticamente fratelli, per
    sempre. Il sempre è diventato… fino all'età di 37 anni, troppo pochi.
    Ma che anni!

    Aiutati dalla grande amicizia dei nostri genitori cominciammo a
    volerci frequentare sempre più spesso a voler crescere insieme. Non
    facevamo la stessa scuola, non avevamo amici in comune, ci formammo la
    mente in ambienti differenti, comincia ad ascoltarti con sempre
    maggiore rispetto. Mi affascinavi, mi hai sempre affascinato.
    Sghignazzavi quando io ed il mio caro gemello Francesco ci picchiavamo
    ridevi a crepapelle ma poi facevi emergere la tua sensibilità e venivi
    a separarci. La pace ti piaceva già allora. Poi siamo diventati
    adolescenti e all'allegria si sono aggiunti altri sentimenti, molti
    dei quali me li hai fatti scoprire te: il fomento per le canzoni dei
    Qeen e più in generale la passione per la musica (ma quanto ci rompevi
    le palle con quella batteria che suonavi a tutte le ore), per il
    cinema e la lettura (i primi libri fantasy), la passione per le
    ragazze e per la politica (all'inizio solo perché in quell'ambiente si
    rimorchiava di più poi invece perché credevi nella possibilità di un
    mondo più giusto), la prima canna di The a Ponza! Che risate. La
    voglia di trasgredire alle regole ti piaceva. Spesso sparivi con gli
    altri amici, quelli che allora non avevo mai visto e che invece oggi
    conosco tutti e me li ritrovo tutti qui a piangere la tua assenza,
    sparivi con loro e non ci vedevamo per qualche mese; poi tornavi pieno
    di novità da raccontarmi con quelle tue parole sempre ricercate, un
    poco grottesche ma soprattutto esilaranti. Cominciasti a viaggiare
    molto da subito, eri sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, eri
    stupendamente curioso. A scuola studiavi soltanto gli argomenti che ti
    interessavano di più, gli altri no; non meritavano la tua attenzione.
    Quante volte ho passato indenne un'interrogazione di storia solo
    perché la sera prima, davanti ad una birra, mi avevi tenuto una
    lezione al volo. Raccontata da te mi rimaneva impressa nella mente,
    altro che libri di testo! Ti esprimevi in maniera intelligente. Mi
    stimolavi. Quanto ero felice quando capivo che ti stavo facendo
    divertire oppure quando mi prendevi come prima scelta per fare una
    partita a calcio.

    Poi siamo diventati adulti e i miei ricordi con te diventano più
    nitidi: la tua passione per i cani e per gli animali più in generale,
    per il mare blu e per i pesci, per il giornalismo e per la storia
    mediorientale, per l'ambiente e per le camere di famosi alberghi a
    cinque stelle. Il tuo tifo sfegatato e scherzosamente fazioso e
    rissoso per la Roma. Il tuo coraggio nel cercare di capire da vicino
    la parte di mondo che è perennemente in guerra o dove è normale andare
    in un pub e poggiare un kalasnicow sul bancone (quante volte però ti
    ho sentito ripetere questa frase per fare colpo su una bella ragazza,
    mascalzone!).
    La tua recente controversa esperienza vegetariana (mangiavi carne
    soltanto se eri sicuro che l'animale aveva vissuto una vita serena
    pascolando libero fino al giorno del macello), il tuo contrastato,
    all'inizio, e poi convinto amore per Laura ("finalmente", mi dicevi,
    "ho trovato la donna che fa per me: sveglia, bionda e con la pelle
    liscia e chiara").
    Ivan sei stato bravo in tantissime cose: coordinato, ottimo scrittore,
    egregio giocatore di calcio, affascinatore di belle donne. Sei sempre
    stato bravissimo a fare incazzare la gente e poi a recuperare la
    situazione, sempre il più veloce a capire un nuovo videogames, ottimo
    sciatore e nuotatore. Ma una cosa non la sapevi fare: riuscire a
    controllarti negli eccessi; O forse mi sbaglio: non hai mai voluto
    sentirti malato hai sempre voluto godere della vita appieno, senza
    limiti, senza paura della morte.
    Questo però mi fa rabbia perché ho iniziato a ridere con te in quella
    tua stanzetta 30 anni fa e avrei voluto farlo ancora per tanti anni.
    Mi fa rabbia sapere che non mi vedrai padre e che Cristina non potrà
    conoscerti meglio di quanto non abbia fatto in questi ultimi due anni.

    Ma sarò ottimista, come piaceva a te: mi farò bastare tutte le nostre
    allegre giornate passate insieme, mi farò bastare tutte le cose belle
    che mi hai lasciato in questa mia mente oggi così confusa. Le
    racconterò a mia figlia, sarai il suo eroe tenero.
    Dalla tua morte ho imparato che bisogna sfruttare sul serio ogni
    istante della nostra vita, cercare, in questi anni che ci spingono
    verso l'implosione in noi stessi, di aprirsi veramente agli altri,
    come facevi tu, con classe e simpatia
    Ti amerò per sempre.

    Valentino

     

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