Caro, caro Ivan
da Elisabetta
Ciao Ivn (come ti chiamava Valentino)
solo oggi ho saputo della tua scomparsa
e solo oggi posso piangerti ricordandoti come eri quando ti ho conosciuto per la prima volta a Ponza e quando ti ho conosciuto meglio poi a Roma nei due anni che ho avuto modo di frequentarti.
Guardo la tua foto sul blog...sei proprio tu...il "gigante buono" come ti chiamavo io quando parlavo di te con Valentino.
Con quell'aria scanzonata e quello sguardo di chi si e ti prende sempre in giro.
Mi ricordo come fosse ieri, anche se invece sono passati anni ormai, di casa tua, delle visite che ti facevamo io e Vale e dei pomeriggi trascorsi in camera tua tra chiacchiere e fumate e delle tua frase "bella ragà".
Un dolore sordo e profondo...quando leggo di te nel blog, quando capisco da quello che scrivono di te le persone che ti sono state vicine, l'uomo che eri e che sei diventato e che non ho più avuto modo di frequentare.
Sono vicina ai tuoi genitori, ma soprattutto alla donna che è stata la tua compagna, non la conosco, ma conosco l'enorme sofferenza e l'angoscia che ti blocca in queste situazioni, che in certe mattine ti tiene legata a letto e che ti porta a pensare che niente ha più senso.
voglio dedicarti questa poesia di Emily Dickinson
Non conosciamo il tempo del distacco -
Il tremendo momento accade
E prende il suo posto fondamentale
Fra le certezze -
Una ferma apparenza ancora ci anima
Un biglietto - un'occasione - un amico -
Lo spettro di solidità
La cui sostanza è sabbia -
Sarei sempre nei miei pensieri e nei miei ricordi
un bacio Elisabetta
Ricordi sbiaditi
Questa è l’’unica foto che ho di Ivan
e fino a poco tempo fa era anche l’unico ricordo che avessi di lui.
Questa primavera ci siamo rivisti, dopo più di 20 anni, ad un funerale di una zia comune, a Sestola.
Una zia “per modo di dire”; di quelle parentele così lontane che non sai nemmeno quale sangue le leghi.
Forse neanche Ivan lo sapeva, ma evidentemente non gli importava: si è fatto più di 500 km, sbagliando strada, pur di esserci. Alla fine è arrivato stanco e trafelato…a funerale avvenuto.
Ha salito a due a due le scale del piccolo cimitero guardandosi intorno, cercando di capire se era ancora in tempo. Cercava di incrociare qualche sguardo conosciuto per chiedere spiegazioni, per sapere…
Tra me pensavo: Quel ragazzo assomiglia a Dino, è solo più giovane e … Ivan??!! Non sarà mica venuto fin qui da Roma per il funerale??!
Lui mi è subito venuto incontro, neanche mi avesse letto nel pensiero, e mi ha abbracciata come se fossi una cara amica.
Non lo vedevo da anni, ma mi sembrava di conoscerlo da sempre.
Era molto dispiaciuto per non essere arrivato in tempo.
Era davvero dispiaciuto. Non riusciva a darsi pace.
Poi mi ha chiesto di me, del mio lavoro, del mio matrimonio… “Magari quando mi trovo dalle tue parti mi fermo a Modena a trovarvi”.
Con poche parole e tanti sorrisi mi ha trasmesso un affetto e una dolcezza tali che…credo di essere arrossita!
Io lo guardavo e pensavo“Che bel ragazzo che è diventato”. E lui è arrossito; neanche mi avesse capita!
Poi un lungo abbraccio e un “a presto”…
Quel “a presto” è diventato un addio.
Ora riguardo questa foto e amaramente sorrido: non è più un ricordo sbiadito.
Con affetto sincero
Cristina
Ci resta il mare
Mi manchi tanto, mi mancano le tue gesta che sono anche le mie.
Non posso più dire ad irene, <guarda quello è ivan col motorello>
sfrecciavi su viale del policlinico, quanto ridevamo...
tu ci beccavi e ci dicevi: "a bionde do'annate"
Andavamo sempre li, noi ci andavamo liberi, padroni di incazzarci.
Mi manchi, perchè oggi sono sola li al giornale e tu ti sei portato via l'umanità di un sorriso amorevole per me e mia figlia.
Ci resta il mare...
Tecla e Irene
Qui dove il mare luccica
e tira forte il vento
su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento
un uomo abbraccia una ragazza
dopo che aveva pianto
poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint' e' vene sai
Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti la in America
ma erano solo le lampare
e la bianca scia di un'elica
sentì il dolore nella musica
si alzò dal Pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte
Guardò negli occhi la ragazza
quegli occhi verdi come il mare
poi all'improvviso uscì una lacrima
e lui credette di affogare
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
e scioglie il sangue dint'e vene sai
Potenza della lirica
dove ogni dramma e' un falso
che con un po' di trucco e con la mimica
puoi diventare un altro
Ma due occhi che ti guardano
così vicini e veri
ti fanno scordare le parole
confondono i pensieri.
Così diventò tutto piccolo
anche le notti la in America
ti volti e vedi la tua vita
come la scia di un'elica
Ah si, e' la vita che finisce
ma lui non ci pensò poi tanto
anzi si sentiva felice
e ricominciò il suo canto
Te voglio bene assai
ma tanto tanto bene sai
e' una catena ormai
che scioglie il sangue dint'e vene sai
Lucio Dalla


