per amore della giustizia
Caro Ivan
ti ricordo come in questa foto, nel "boschetto", il giardino nella nostra scuola elementare a Villa Paganini, sempre a discutere su come formare le squadre, a sindacare su un tiro fuori o dentro la porta, come sempre fatta di due giacchetti buttati per terra in mezzo alla polvere.
Ricordo la tua espressione della foto, un po' seccata, lamentosa e ironica al tempo stesso, nel constatare che gli altri erano lenti a capire le cose, che ti facevano perdere tempo in una discussione inutile, mentre il gioco era lì che aspettava, il tempo scorreva, non si fermava ad attenderci.
Ricordo la R4 rossa di tuo padre, quest'uomo fermo, solido, calmo, con i piedi posati a terra, somigliante a te fin da bambino, e si capiva bene che se così piccolo eri già forte, questo di doveva a lui, alla sua integrità.
Ti ho rivisto l'estate scorsa, forse dopo 25 anni, ed eri sempre tu, ed eravamo ancora noi, mai contenti, sempre in cerca della verità, noi tutti compagni di quella strana scuola che da bambini ha fecondato le nostri menti in maniera irreparabile.
E dopo una vita, la tua, la mia, la nostra, dove il pensiero critico laico e ateo è diventato una fede, sempre alla ricerca di quell'Assoluto chiamato Giustizia, oggi mi assale il sospetto che cercando la giustizia abbiamo sempre cercato l'Assoluto, a modo nostro anche noi atei da sempre abbiamo cercato Dio così, forse perché nessuno ci ha insegnato a farlo in altro modo.
Caro Ivan, spero che dove sei oggi ti accolga la giustizia che hai sempre cercato.
un tuo compagno di classeivan

una foto fatta durante una cena da Ivan, il 24 gennaio del 2004, un freddo cane e niente riscaldamento. Ma lui aveva messo comunque a disposizione casa, cibo e vino per gli amici delle elementari. Come sempre, con tutti.
Ciao Ivan, ti ricordi quel «pastore»?
Ivan è morto ieri pomeriggio, a Vienna. Un malore inspiegabile, durante le nozze di un amico. Aveva 37 anni.
Era uno di noi anche se era di Liberazione. Cominciò collaborando a quel giornale, poi una crisi economica e politica, una lotta di giornalisti contro l'editore, una nottata intera a chiudere la trattativa al ministero del lavoro. Arrivò l'alba, ma tra gli assunti non c'era il suo nome. E allora io non firmo, disse uno. Il direttore generale del ministro Treu, con le vene del collo grosse come due gomene, esplose: io non posso sapere il nome del lavoratore, io faccio diecimila cassintegrazioni al colpo! Frega niente, io non firmo.
Venne assunto su due piedi, agli esteri. Capirono subito di avere fatto bene.
Ivan era bravo, accidenti. Ha scritto da mezza Europa. E' stato espulso da Praga durante un vertice. Ha raccontato barzellette al leader delle Farc Raul Reyes che in segreto a Roma trattava la pace con la Colombia. Gli hanno sparato dietro in Palestina. In Palestina, che aveva raccontato senza acredini pseudo-militanti e con la passione del narratore coinvolto. In Palestina, dove aveva lasciato il cuore - ma riportato, saggiamente, un giubbotto antiproiettile. Era vegetariano. Amava i cani, il mare, il calcio, scrivere - non necessariamente in quest'ordine. Stiamo qui a ricordarlo allegro di vivere e ci viene in mente che nella piega dei suoi occhi, anche dentro la risata più grossa, anche all'ultimo giro, c'era a tratti un dolore che troppo tardi possiamo capire.
Dovremo farci bastare un pugno di ricordi, di pezzi sul giornale che durano un giorno e poi ci si incarta il pesce - ma non è vero niente, alcuni durano un sacco. Nessuna spiegazione, non ce ne sono mai. Ciao Ivan, ce la caveremo. Ma ci manchi già.
Andrea Fabozzi, Alessandro Mantovani, Daniela Preziosi, Luca Tomassini, Roberto Zanini
Stupendo (Vasco Rossi)
che penso a quando tu eri qui
era difficile ricordo bene
ma era fantastico provarci insieme.
Ed ora che non mi consolo
guardando una fotografia
mi rendo conto che il tempo vola
e che la vita poi è una sola...
E mi ricordo chi voleva
al potere la fantasia...
erano giorni di grandi sogni........sai
erano vere anche le utopie
Ma non ricordo se chi c'era
aveva queste queste facce qui
non mi dire che è proprio così
non mi dire che son quelli lì!
E ora che del mio domani
non ho più la nostalgia
ci vuole sempre qualche cosa da bere
ci vuole sempre vicino un bicchiere!
Ed ora che oramai non tremo
nemmeno per amore...sì!...
ci vuole quello che io non ho
ci vuole "pelo" sullo stomaco!
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
sì proprio tu che ti fai delle storie...(ma dai)...
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta "chi perdeva"
le regole sono così
è la vita! ed è ora che CRESCI!
devi prenderla così......
SI!!!!
STUPENDO!
MI VIENE IL VOMITO!
è più forte di me
NON lo so
se sto qui
o se ritorno
se ritorno
se ritorno tra poco, tra poco....tra poco
Però ricordo chi voleva
un mondo meglio di così!
ancora tu che ci fai delle storie...(ma dai)...
cosa vuoi TU più di così
E cosa conta "chi perdeva"
le regole sono così
è la vita ed è ora che CRESCI!
devi viverla così.......
Così ti ricordo, Ivan!
Annalisaun uomo speciale
Carissimo Ivan
Sto provando un dolore profondo e inconsolabile.
Ti ho conosciuto in Palestina in quella terra che amavi tanto, mi hai aperto il cuore con il tuo dolce sorriso e la tua rara intelligenza.
Ci conoscevamo da poche ore e mi hai detto: domani voglio cercare di entrare a Ramallah vieni?!
Ed entrammo insieme a Ramallah che era sotto coprifuoco, con quel taxi che ci portò dove poteva, il resto a piedi, di corsa. Come ridemmo dell'impacciato giornalista americano che era con noi..Mi colpirono i tuoi occhi lucidi e più vivi che mai mentre mi raccontavi di come avevi visto la guerra da vicino. E quell'articolo che ti chiesi al rientro per il libro che stavamo mettendo insieme che finì proprio di fianco alla mia foto.
Ero felice che fosse finita proprio lì, accanto alle tue parole.
Caro Ivan, sono orgogliosa di averti conosciuto, anche se nel breve intervallo di una vita.
Resterà intatto il ricordo di quella primavera romana che passammo insieme.
Ti porterò per sempre nel mio cuore. Spero che basti per farmi smettere di piangere e consolarmi del fatto di non averti più rivisto.
L'avrei fatto un giorno ne ero sicura, ti pensavo spesso e ti leggevo.
Anche di recente ho pensato a te e adesso so che eri felice. Leggo le parole d'amore di chi ti ha voluto bene e so che hai vissuto a pieno la tua vita, senza rimpianti e soprattutto ho avuto la conferma della fantastica persona che eri.
Non sapevo del pastore tedesco e della bellissima rubrica sugli animali, potevo arrivarci.
Non ti dimenticherò mai.
elisa romagnoli
GRAZIE DAGLI ANIMALI(STI)
Come altri, avevo conosciuto Ivan solo da pochissimo, per via di quella pagina di Liberazione tutta in difesa degli animali. So che il dolore di chi ha condiviso tanto con lui è infinitamente grande e nutrito di innumerevoli ricordi di lui e delle tante cose di cui si è occupato, ma sento che dobbiamo ringraziarlo in un modo speciale anche per questo suo essere stato capace di fare quello che nessuno, dalla sua posizione, ha mai fatto: schierarsi con i più deboli di tutti, quelli che nemmeno gli altri deboli si prendono la briga di considerare, ed è andato contro corrente, osando, per quello che ora scopro essere stato un suo amore grande e profondo, per il suo Bacco e per tutti gli altri Bacco di questa terra. Solo le persone che non si accodano, che imboccano strade nuove possono modificare lo stato delle
cose: per farlo ci vuole coraggio, si deve uscire dal coro e scrivere la proprio musica anziché cantare tutti in ordinata fila quella degli altri.
Il senso di ingiustizia per la sua morte è profondo, perché nonostante tutto si continua a credere che la giustizia regga le cose di questo mondo; lo sappiamo, non è così, ma se dobbiamo vivere solo un brandello minuscolo, una briciola di eternità lo vorremmo fare condividendo il nostro tempo con i nostri compagni di vita, quelli che sono profondamente dentro alla nostra storia e che ne fanno parte inestricabile, e quelli che ci capita di incontrare, con i quali quasi con stupore ci troviamo un giorno a percorrere un pezzetto di strada, con la meraviglia di scoprire che sì, esistono altri fino ad ieri sconosciuti che vivono altrove, ma che sono proprio così come ci piace, sensibili, attenti, generosi.
Come a volte succede, il film si è subito interrotto, la pellicola è bruciata: il seguito resta nella nostra testa e nei nostri desideri.
Forse per essere per sempre giovani e belli, gli eroi devono morire:
agli altri l'impegno, divenuto più amaro, di continuare nonostante.
Annamaria Manzoniun piccolo piccolo ricordo di Ivan
io Ivan non lo conoscevo proprio bene bene, solo quel tanto che bastava ad apprezzarlo prima e a rimpiargerlo adesso.
Una cosa in particolare che mi è rimasta impressa, è un discorso che mi ha fatto la prima volta che l'ho conosciuto, quando siamo andati a Ponza tre anni fa.
Ora non vi aspettate chissà che, d'altronde le cose che ti colpiscono non sono necessariamente quelle importanti. Ti colpiscono e basta. Mi sento anche un po' scemo a raccontarvela ma era proprio il classico discorso che puoi fare ad uno che ha la faccia come la mia, la prima volta che ci parli: calcio o donne. nella fattispecie mi ha raccontato delle svedesi.
Ripeto: io Ivan non l'ho frequentato tantissimo, però credo di averlo fatto abbastanza per capire che era uno che ti diceva senza tante parafrasi quello che pensava. Deformazione professionale credo.
E sulle donne svedesi mi ha detto che non sono per niente come ce le siamo immaginate qui in Italia guardando "La dolce vita".
Li per li mi è crollato un mito, ma lui ci era stato un sacco di volte a Stoccolma e mi ha fatto un discorso che mi pareva sensato. E forse la sua parlantina, forse il vino che mi ero bevuto, o forse entrambe le cose, fatto sta che mi ha convinto.
Io poi di svedesi non ne ho mica conosciute, però adesso per reazione, le svedesi mi stanno sulle palle: me le immagino un po' scostanti e che non ti dicono certo "Marcello come here!"
Anzi adesso che ci penso, secondo me la Ekberg quando è entrata nella fontana di Trevi s'è pure fregata qualche monetina.
Probabilmente questa cosa vi sembrerà una stupidaggine, e probabilmente lo è, ma altre cose, sicuramente più importanti di questa, Ivan non me le potrà più dire e quindi me le dovrete
raccontare voi.
E penso che sia proprio questo il senso di questo sito.
Fulvio
Ciao Ivanaskaja..
Ciao Ivanaskaja,
enorme, grosso "claun" e adorabile amico.
Eri per me una persona ancora tutta da vivere, da godersi e da scoprire.
Mi consola sapere che hai speso bene il tuo poco tempo e che hai vissuto come ti piaceva....
Mi mancheranno i tuoi impropèri, le tue ardite imprecazioni, i tuoi affettuosi ed elaborati insulti, la tua mole scomposta e la tua calda fisicità... Il tuo acume, la sagacia.... Quegli occhi guizzanti e le tue fragorose risate....
Mi mancherai tu, sempre e tanto.
Ti abbraccio per l'ultima volta
Paolo
conoscevo Ivan soprattutto per..
Carissime amiche e carissimi amici,
conoscevo Ivan soprattutto per la splendida idea che aveva avuto di aprire su Liberazione una pagina settimanale dedicata agli animali. Da adesso in poi, più che le parole, servono i fatti. Ivan ha speso tempo, energie ed emozioni per la costruzione di un mondo più giusto e
quindi migliore. Credo che il modo migliore per ricordarlo sia quello di continuare da oggi in poi a portare avanti, con ancora più energia e convinzione, gli ideali che ci legavano ad Ivan: tutto quello che ha seminato potrà dare frutti solo se noi lo vorremo! Noi tutti abbiamo questo dovere morale nei suoi confronti!
Ivan rimarrà ogni giorno con me insieme a Kim Buti, a Rosetta Gastaldo, a Mino De Chirico, ad Alma Bogiascia, ad Alessandro Virtuani e tante altre donne e uomini che con me hanno sofferto per le ingiustizie del mondo e, qualche volta, gioito per le nostrre piccole grandi vittorie.
Stefano Cagno
Torno adesso dal tuo funerale
Torno adesso dal tuo funerale. E' ingiusto perchè sono più vecchio di te. Di poco, quanto basta per avere la precedenza su di te.
E guardo Dino e Francesca e non so trovare un abbraccio abbastanza grande, non so capire, di parole non ne ho una.
Francesca mi dice: "è cattiva la vita..." Lo è. Perché è ingiusto sopravvivere ai propri figli.
Ci siamo conosciuti appena nati, o quasi. Tu sei nei primi ricordi che ho. Figli di mamme che si incontrano e che giocano e litigano al parco o in casa.
Le mamme hanno continuato a frequentarsi, noi no. Capitava, niente di più.
Poi un giorno mi hai chiesto di insegnarti a suonare la batteria.
La suonavo da qualche tempo, male.
Te lo dissi, non che suonavo, ma che suonavo male.
Tu mi hai detto che andava bene così.
Ci siamo visti per un paio di mesi in cantina e ti ho insegnato quel che sapevo. Poi è stata l'ora di cercarsi un maestro vero.
L'ultima volta sei arrivato con 100mila lire in mano. Avrebbero dovuto pagare le lezioni. Ti dissi che non avevano prezzo e non le presi. Poi non so come mi tornarono in tasca quelle 100mila. Forse le hai date a tua madre che le desse alla mia, non ricordo. Ricordo che fosti tenace
e molto generoso.
Un giorno venni a suonare al Tasso e mi prestasti la tua batteria.
Generoso, sorridente.
Abbiamo iniziato ad incontrarci per caso, per strada. Un mezzo abbraccio ce lo davamo sempre anche se non sapevamo nulla uno dell'altro.
Mi è capitato di scrivere sul tuo giornale. Tu scrivevi di cose importanti, io di motociclette o di automobili...poca cosa. Non più di 4 o 5 pezzi in tutto. Ma ogni tanto passavo a Liberazione ed è
capitato ci prendessimo un caffè.
Tanto era il nostro rapporto, figli di mamme amiche che hanno giocato assieme da piccoli.
Quello che sapevo è che mi piaceva vederti uomo, grande, capace. Mi piaceva per te e mi piaceva perchè pensavo a Dino e Francesca.
L'estate Dino e Francesca andavano a trovare i miei genitori al mare.
Li vedevo sereni, orgogliosi, genitori che hanno compiuto un percorso.
Ivan era cosa fatta. Genitori che hanno fatto molto e che ora si godono la pace di un bimbo, diventato uomo, che gira il mondo e che vive nel mondo.
Belli che sono Dino e Francesca, quanto amore provo per loro, da sempre. Oggi da sentirmi male.
Dino cura le piante in giardino e Francesca racconta delle barzellette venete di altri tempi come nessuno. E Ivan? Sta bene, ha una casa.
Dino tiene sulle ginocchia mia figlia e Francesca le porge un regalo per i suoi 4 anni. E Ivan? Sta bene, è a Bruxelles
Passano i mesi e le estati e Ivan sta bene e Dino e Francesca vanno in campagna.
E' un quadro, un'immagine immobile. Dino e Francesca vivono lontani da me ma so che ci sono e so che mi piacciono, mi fanno stare bene. E Ivan anche sta bene, è da qualche parte nel mondo e sta bene. E Dino e Francesca stanno bene.
Poi sono in spiaggia e una telefonata mi dice che Ivan non sta bene.
Dino? Francesca? i fiori? la campagna? l'Opel Astra blu?
Quell'immagine immobile di una vita che procede? di un lavoro fatto sul quale non si deve più tornare?
E' cattiva la vita!!!
Dino, Francesca vi voglio così bene e lo so che quello che sto per dire non aggiusta, non aggiunge niente ma ve lo dico perché il pensiero fa stare bene me: i miei figli, sono i vostri nipoti e, come promesso, verremo in campagna... belli come siete dentro la R4 rossa col megafono sopra il tetto.
Amore infinito per voi, per sempre.
Guido
conobbi ivan a scuola..
conobbi ivan a scuola, liceo tasso. era uno dei pochi, pochissimi compagni senza ruggine, capace di un linguaggio ricco e curioso, senza dottrine. ma una cosa, sopra le altre, mi colpi: suonava la batteria.
apriti cielo. merce rara, nel giro. cominciammo a suonare insieme.
frequentavamo una sala prove a san lorenzo. una catacomba che puzzava di muffa, gestita da uno strano tipo con occhiali e baffi. a ivan la batteria calzava a pennello. un gigante circondato da rullanti, tom, piatti, grancasse. e un piccolo dettaglio: suonava benissimo. non lo fo' per dire, è vero. picchiava un 4/4 dritto e sicuro. faticavamo a stargli dietro. sono passati tanti anni da quelle prove e dai quei piccoli concerti scolareschi. presumo non suonasse più. evitavo di
chiederglielo, quelle poche volte che ci incontravamo. da giornalisti, parlavamo di giornali. e qualche ricordo. ma quando mi hanno detto della sua morte, su per le narici mi è salito quel vecchio odore di muffa. con commozione, ivan.
giorgio cappozzo
Quattro giorni
Quattro giorni
"All in" fratello orso
The Indipendent is alone
un pezzo di prato
nessuna Auschwitz animale
solo un palo e una traversa
da spaccare di testa col labbro
come da ragazzini fino a sanguinare
Shalom fratello orso
ci sono tutti, cocciuto guascone,
apri il sorriso e dicci ancora
che è tempo di muovere il culo
per qualcosa di serio
"Se siamo tutti contro
quale rivoluzione?"
claudio
Incontri da stagista nella redazione..
Incontri da stagista nella redazione di Liberazione, incontri da vicini di casa per San Lorenzo.
E' stato bello conoscere Ivan, un'esperienza preziosa.
Davanti la tazza di caffè lui mi chiedeva quali fossero i miei progetti, sempre curioso. Un unico progetto, rispondevo: "diventare come te".
Tra una risata e l'altra: "Ah ragazzì ma chi te lo fa fare.."
Un abbraccio a chi lo ha voluto bene e a Laura
Nicola Monteleone
Non conoscevo di persona Ivan...
Non conoscevo di persona Ivan, forse avrò distrattamente letto qualche articolo sulla Liberazione animale, mi sono riavvicinato al PRC solo in questi ultimi mesi e ho partecipato alle tornate congressuali con impegno, ma quando un bel, grande, forte ragazzone come lui se ne va a soli 37 anni, nel pieno della vita questa comunità di compagne e di compagni, di donne e di uomini, di ragazze e di ragazzi (come Ivan) forse si sente meno sola (ironia della sorte) e ritrova, al di là dei veleni congressuali, una sua identità umana che aveva smarrito: quella comunista, dal latino comunione, comunicare, fraternizzare, accompagnarsi, per lottare e -nel caso di Ivan- per piangere assieme. Anche non conoscendolo so che avrebbe rifiutato lacrime facili e pianti da coccodrillo al suo funerale. Ci piace ricordarcelo così e so che sta già dicendo, come il personaggio di un mio libro: Bella rigà, voglio un funerale laico, senza fiori nè discorsi: solo la bandiera rossa al posto del mio cuore spento! Hasta la victoria siempre companero!
Mario Ottavi, circolo Romano Credito
Incredulità, senso di smarrimento...
Incredulità, senso di smarrimento, sono questi i sentimenti che provo dal momento che ho saputo della scomparsa di Ivan. E rabbia anche, perchè c'era ancora tanto bisogno di lui in questo mondo.
Mi è stato concesso solo il tempo per conoscerlo telefonicamente, ogni volta ripetendoci che alla prima occasione ci saremmo visti di persona. E speravo di conoscerlo presto perchè mi era sembrato davvero quella persona bella e generosa di cui mi aveva parlato Gualtiero. Invece no.
Ora sinceramente come animalista mi sento più sola. Se ne è andato uno di noi, una persona che poteva fare molto per la causa dei diritti animali.
Una persona che invece ha fatto appena in tempo a lanciare e realizzare quell'incredibile proposta: una rubrica animalista su Liberazione!
Appena in tempo...
Certo è presto per capire cosa succederà. Io ancora stento a capacitarmi della sua morte, figuriamoci delle conseguenze che avrà, però spero che il suo sogno non muoia con lui. Questo sì sarebbe triste. Spero che Liberazione, in suo ricordo, voglia mantenere questo spazio.
Non so come, ma lo spero davvero.
Viviana
ho conosciuto Ivan durante una festa..
cari compagni ed care compagne,
io ho conosciuto Ivan durante una festa di rifondazione comunista che si è svolta ai mercati generali di roma.
Me l'ha presentato il compagno Gennaro Migliore.
Ieri mi sono molto comosso
Sono vicino ai Familiari a Dino, Francesca e Laura
me lo ricorderò come un grade compagno Animalista
Antonio Buoninconti
"Muore giovane colui che al cielo è caro"
"Muore giovane colui che al cielo è caro": così ha scritto il poeta,
che forse lo ha fatto credendolo o forse solo per mestiere,
consolazione in versi per il sollievo di animi affranti.
Non lo so e comunque, in verità, mi interessa poco. So che ieri, sui
visi di chi dentro e fuori affollava quel tempietto del Verano, ho
visto scolpiti uno sconcerto ed una interdizione strazianti forse più
del dolore assoluto e definitivo che sempre accompagna la morte. Come
a chiedere: e perchè se lui era tanto caro a noi? E perchè se lui
aveva un sacco, ma proprio un sacco, di cose da fare e da dire ancora?
E perchè se chi gli camminava accanto sognava di farle con lui? E
perchè e chi ha condannato a sopravvivergli chi lo ha generato?
Erano dieci anni che non ti vedevo, Ivan, perchè quando tu
ufficialmente entravi nella redazione con le finestre su viale del
Policlinico, io avevo deciso di ufficialmente uscirne. Ma il tempo
insieme lo ricordo bene e bene ricordo tanti piccoli dettagli che di
te, senza forse sospettarlo, avevo conservato in un posto dentro da
cui oggi tornano, lievi a sparsi, a riaffacciarsi. Il tuo sorriso
guascone, il guizzo nella fessura dei tuoi occhi, la timidezza ed il
modo a volte un po' impacciato di occupare lo spazio, come se le
grandi spalle che ti portavi in giro e su cui sognavano le ragazze
fossero d'intralcio al tuo sentire gentile e fine. E poi ancora le
cene ed il vino, le scampagnate, le partite a poker fino a tardi e lo
scambio di battute da dietro i monitor dei computer che ci separavano
gli sguardi nella stanza degli esteri dove avevo trovato asilo
politico, discriminata in cronaca per il vizio della nicotina.
Un ricordo, Ivan, limpido e sottile, come le cose nell'aria, che in
questi giorni, da quel giorno, mi segue discreto e silenzioso come
un'ombra.
La Rete mi dava notizie di te: del tuo lavoro, dei tuoi viaggi, dei
tuoi traguardi. E pensavo: bravo Ivan che ha utilizzato tenacia e
pazienza, curiosità e passione e ha fatto suo il mestiere che vogliono
fare in tanti perchè "è sempre meglio che lavorare!". Bravo Ivan che
c'eri riuscito a farlo davvero e, la conquista più grande, a farlo
come dicevi tu.
Non avrei mai immaginato di rincontrarti in un luogo dove arriva chi
non torna, senza ricevere risposta al mio saluto. E non immaginarlo
era così giusto che tutte queste parole, mischiate alle lacrime, al
dolore, alle domande e ai ricordi che si inseguono ora, mi sanno di
sbagliato. Tutto sbagliato.
MC
Ivan era speciale...
Ivan era speciale,
non c'è bisogno che lo dica a voi, che lo conoscevate meglio di me.
Anche se poi nessuno, forse, conosceva bene Ivan. Era troppo
complicato, troppo imprevedibile.
Era coraggioso, era anticonformista, era un idealista, aveva dei grandi valori.
Ivan non ha mai creduto che i grandi valori, le idee, fossero merce.
Che si potessero comprare già pronti, che si potessero prendere in
eredità, trasportare da un libro.
Cambiare, negoziare, congelare.
Non ha mai pensato neppure che i valori fossero sacri. Credo che Ivan
pensasse che niente è sacro. Non sopportava il sacro.
Ivan pensava che le idee e i valori vengono da noi, dalla nostra
capacità di pensare, di discutere, di guardare la realtà.
Servono a non vivere da soli, servono a pensare alla collettività, al
sociale, al futuro.
Servono a respirare, ad amare.
Cosa era per Ivan il sociale, il futuro?
Credo che per lui fosse la fratellanza, la sorellanza.
Gli esseri umani, gli animali, le piante, il pianeta, le persone che
verranno ad abitare la terra nei secoli venturi.
Il sociale, il futuro, erano una cosa sola: come salvare la vita di tutti.
Ivan amava il nuovo. A lui piaceva inventare, cercare, sperimentare.
Non gli piaceva ripetere:
ripetere parole, immagini, schemi, gerghi.
Non amava i luoghi chiusi, i pensieri chiusi, le cupezze, gli alambicchi.
Credo che Ivan amasse soprattutto vivere, e non nascondersi dietro la
vita, e non gettare via la vita,
nei calcoli, nelle certezze degli altri, nei percorsi obbligati.
Però Ivan era pieno di certezze sue.
Non lasciava che fossero rose dal dubbio.
Le difendeva, le rafforzava con la sua passione, con la sua irruenza,
con la polemica.
Ma anche con quella dote che lo rendeva davvero amabile, dolcissimo:
l'ironia, la grande ironia, la risata, lo sberleffo, il sorriso.
L'ho conosciuto quattro anni fa. Non è stato facile il rapporto con
lui. Ivan non era una persona facile. Era irascibile, era burbero, gli
piaceva avere ragione. Non era accomodante.
Ho litigato tante volte con Ivan. Non ho litigato quasi mai con
nessuno, in redazione, Ivan è uno dei pochi.
Perché lui non ti lasciava scampo, non ti permetteva la mediazione, o
l'aggiramento del problema, o il rinvio.
Voleva che si affrontasse, che emergessero i dissensi, che si
stabilisse chi aveva ragione e chi torto, voleva convincerti.
E ti diceva in faccia tutte le cose che non sopportava. Non sopportava
il veteromarxismo di alcuni di noi, per esempio, la vecchiezza
operaista, non sopportava la poca passione per l'ambiente, non
sopportava il politicismo, lo slang dei palazzi, quella visione del
mondo che considera i partiti la chiave dell'esistenza, che considera
lk'economia il motore di tutto, la padrona delle idee
non sopportava il sessantottismo, la subalternità ai maestri, ai
filosofi, ai mostri sacri, ai leader.
Non sopportava il manicheismo: lì il giusto, lì lo sbagliato.
Lui preferiva verificare, controllare.
Ivan adorava il giornalismo. Era ammalato di giornalismo.
Molti di noi lo sono.
E come tutti quelli che sono affetti da questa malattia, Ivan odiava
anche il giornalismo.
Non ammetteva la burocrazia giornalistica, la frase fatta, il copia
incolla, la trascrizione dell'agenzia.
Aveva i suoi miti: Il viaggio, il reportage, il giornalismo dal fronte.
Sognava di poter fare il corrispondete dal mediorinete.
Stava stretto a Liberazione. Però credo che amasse anche questo
giornale: le sue grandi libertà, le sue discussioni, il suo
collettivo.
Tante cose di lui non le ho mai capite.
Le persone ricche, forti, passionali, è difficile capirle bene.
Ho capito che lavorare senza di lui sarà una impresa titanica.
Era unico, cioè era insostituibile.
Vedete: non è una frase fatta. E' così: non lo si può sostituire.
Daniele, scherzando, canzonadolo, lo chiamava il gioiellino di bari vecchia.
Diceva che era come Cassano: fuoriclasse e impossibile da disciplinare.
Non c'è nessuno, tra di noi, che abbia la stessa forza di spirito
critico, la stessa testardaggine, la stessa capacità di lottare per il
suo punto di vista, la stessa passione.
E poi non c'è nessuno che abbia il suo sorriso, la sua dolcezza di bambino.
Vorrei solo un momento rivolgermi a Laura, perché in questi giorni ho
pensato tantissimo a lei, al suo dolore e alla sua tenerezza.
Tutti noi al giornale, Laura, abbiamo pensato molto a te, abbiamo parlato di te.
Dell'amore così bello tra te e Ivan, del tuo dolore così grande, così
irreparabile, definitvo.
Ti vogliamo molto bene, faremo di tutto per aiutarti.
In questi giorni abbiamo sofferto con te, abbiamo pianto con te, ci
siamo disperati con te. Continueremo a farlo. Non vogliamo dimenticare
Ivan, non vogliamo che tu dimentichi Ivan, non vogliamo neanche
cancellare questo dolore.
Vogliamo viverlo insieme a te, vogliamo piangere con te e ridere con te.
Cara Francesca, Caro Dino, non ho il coraggio neppure di guardarvi negli occhi.
Ho paura di guardarvi negli occhi, di rivolgervi la parola.
Vorrei che voi non foste così disperati, vorrei che riusciste a
sentirvi addosso tutta la leggerezza di Ivan, la sua ironia, la sua
capacità di sdrammatizzare.
Lo so che non è possibile.
Sappiate solo che tutti noi del giornale vi siamo infinitamente grati
per averci dato Ivan.
Che per noi è stato un enorme privilegio lavorare con lui, giocare con
lui, scherzare con lui, litigare con lui.
Gli abbiamo davvero voluto bene, davvero era nostro fratello, come
abbiamo scritto cento volte, in questi giorni, su Liberazione.
E anche voi, Dino e Francesca siete nostri fratelli, e anche a voi
vogliamo bene, e ci piacerebbe parlare con voi, scherzare con voi
litigare con voi.
Ciao Ivan. Non ti preoccupare, la pagina degli animali continueremo a
farla. E pensando a te saremo più ambientalisti di prima, più
giornalisti di prima e più anticlericali. Va bene?
Piero Sansonetti
ho aspettato finora a scrivervi..
ho aspettato finora a scrivervi per fare spazio alla memoria, provata dalla angoscia. nell'attesa ho realizzato che avevo aspettato fin troppo, che oramai era troppo tardi, per dire a Ivan che lo trovavo
speciale, una bella persona.
Non posso non stringermi a chi lo conosceva meglio di me, a chi ha avuto la fortuna di averlo come figlio, compagno, amico e collega. Mi è chiaro chi abbiano perso, ma anche quale privilegio abbiano avuto e quale tesoro porteranno sempre dentro.
vi abbraccio,
Laura Ronchetti


